Processo Aemilia, chi è Francesco Amato

Cronaca

Condannato a 19 anni nel maxiprocesso contro la 'ndrangheta al Nord, ha tenuto in ostaggio per oltre 7 ore cinque donne in un ufficio postale di Pieve Modolena, in provincia di Reggio Emilia, prima di consegnarsi alle forze dell'ordine

"Vi ammazzo tutti". E' la minaccia con cui Francesco Amato, l'imputato condannato a 19 anni nel processo Aemilia contro la 'ndrangheta, era entrato nella filiale delle Poste di Pieve Modolena (Reggio Emilia) prendendo in ostaggio per 7 ore cinque donne, quattro impiegate e la direttrice, prima di consegnarsi alle forze dell'ordine.

Chi è Francesco Amato

Francesco Amato, 55 anni, è stato condannato il 31 ottobre a 19 anni e un mese di carcere nel processo Aemilia, con l'accusa di essere uno degli organizzatori dell'associazione 'ndranghetistica. Assieme al fratello Alfredo, secondo i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Bologna era "costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati".

I precedenti

Nel 2016, all'inizio del processo, lo stesso Amato aveva affisso un cartellone provocatorio davanti al tribunale di Reggio Emilia, scritto a pennarello e pieno di invettive. Amato si era autodenunciato poi in aula definendosi l'autore di quel cartellone in cui, diceva, "era anche contenuto il nome dell'autore delle presunte minacce al presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti", per le quali sono state arrestate nelle scorse settimane due persone, tra le quali un sacerdote.

Il coinvolgimento nel processo Aemilia

Il processo Aemilia (LE TAPPE) ha visto il 31 ottobre la conclusione del suo dibattimento, con 118 condanne per oltre 1.200 anni di carcere e altre 24 in abbreviato: tra questi anche l'ex calciatore Vincenzo Iaquinta (due anni per reati di armi, ma senza aggravante mafiosa) e 19 per il padre Giuseppe. Sempre in abbreviato, sono già definitive in Cassazione le condanne per i promotori dell'associazione a delinquere di stampo mafioso contestata dalla Dda, che nel 2015 fece scattare oltre 160 arresti, assestando un forte colpo alla "Ndrangheta imprenditrice.

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