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‘Ndrangheta, Iaquinta condannato a 2 anni e il padre a 19

2' di lettura

L’ex attaccante condannato per reati di armi nel processo Aemilia, ma cade l'aggravante mafiosa. Suo padre è accusato di associazione mafiosa. I due sono usciti dal tribunale urlando “Vergogna”. Il calciatore: “Con 'ndrangheta non c'entriamo niente”

Vincenzo Iaquinta, ex attaccante della Juventus e della Nazionale di calcio campione del Mondo nel 2006 (Chi è), è stato condannato a due anni nel processo di ‘ndrangheta Aemilia. Per lui, per reati di armi, la Dda aveva chiesto sei anni. Per il calciatore è caduta l'aggravante mafiosa, come si apprende dalla lettura del dispositivo della sentenza. Iaquinta era accusato di aver violato articoli della legge sul 'controllo delle armi', e di averlo fatto agevolando l'associazione 'ndranghetistica emiliana di cui fa parte anche il padre Giuseppe, accusato di associazione mafiosa e condannato oggi a 19 anni. 

Iaquinta: “Con la 'ndrangheta non c'entriamo niente”

Padre e figlio se ne sono andati dall'aula del tribunale di Reggio Emilia urlando “Vergogna, ridicoli”, mentre era ancora in corso la lettura del dispositivo. “Il nome 'ndrangheta non sappiamo neanche cosa sia nella nostra famiglia. Non è possibile. Andremo avanti. Mi hanno rovinato la vita sul niente perché sono calabrese, perché sono di Cutro. Io ho vinto un Mondiale e sono orgoglioso di essere calabrese. Noi non abbiamo fatto niente perché con la 'ndrangheta non c'entriamo niente. Sto soffrendo come un cane per la mia famiglia e i miei bambini senza aver fatto niente”, ha detto Vincenzo Iaquinta fuori dal tribunale.

Primo grado del più grande processo sulle infiltrazioni al nord

La sentenza del processo Aemilia è stata letta nell'aula bunker allestita all'interno del tribunale di Reggio Emilia. I giudici erano riuniti dal 16 ottobre nella camera di consiglio blindata in Questura. Si tratta del primo grado di giudizio per i 148 imputati del dibattimento del più grande processo mai celebrato sulle infiltrazioni di 'ndrangheta al nord. Tra i reati contestati, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo mafioso, false fatturazioni, usura, estorsione e frode. I pm della Dda Marco Mescolini e Beatrice Ronchi avevano chiesto pene complessive fino a mille anni. Il calciatore Vincenzo Iaquinta è accusato di un reato relativo al possesso di armi, con aggravante mafiosa.

Data ultima modifica 31 ottobre 2018 ore 18:49

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