È morto Luigi Agnolin, arbitrò 2 mondiali e 226 gare in serie A

L'ex arbitro Luigi Agnolin (LaPresse)
3' di lettura

Partecipò a Messico '86, Italia '90 e diresse una finale di Coppa delle Coppe e una di Coppa dei Campioni. Era soprannominato il "duro di Bassano". Aveva 75 anni.

È stato uno dei migliori arbitri italiani di sempre. Ha fischiato con in campo Maradona, Zico, Falcao e Platini. Ha diretto una finale di Coppa dei Campioni ed è stato protagonista in due Mondiali (Messico '86 e Italia '90): se ne è andato a 75 anni Luigi Agnolin, il "duro di Bassano". Uno dei volti simbolo dell'epoca d'oro della Serie A.

Gli scontri con società e giocatori

Fino all'ultimo non ha fatto mistero di essere contrario al Var, strumento tecnologico che non amava. Era uno della vecchia scuola, di grande personalità e carisma in campo. È sempre stato considerato un arbitro rigido, irremovibile, protagonista di scontri, anche accesi, con giocatori e società. Prima di diventare, dopo aver appeso il fischietto al chiodo, dirigente di club (Roma, Venezia, Verona, Perugia). Rimase celebre il litigio in campo con Roberto Bettega, in un derby di Torino passato alla storia per il suo "Vi faccio un c... così!" (che gli costò una sospensione di 4 mesi). Sfidare la Vecchia Signora nel 1980, gli anni del regno Agnelli, era il simbolo di una filosofia di vita spiazzante. Secondo voci e leggende dell'epoca, Agnolin era solito passare per gli spogliatoi prima delle partite per fare l'appello dei giocatori, dai quali esigeva uno scolastico "presente". Non rispettarne l'autorità significava poi affrontare la sua inflessibilità in campo. Lo sa bene Falcao espulso a San Siro proprio dopo il mancato rispetto del protocollo: quel giorno il "Divino" rispose per tre volte con un alternativo "sì", probabilmente mal digerito dal fischietto di Bassano del Grappa. Dopo appena trenta minuti di gioco Falcao era già sotto la doccia, espulso per il carrinho, la proverbiale scivolata a due piedi brasiliana. Quel giorno colpì probabilmente prima la palla, poi Altobelli. Non per Agnolin. Un'espulsione che mandò su tutte le furie l'allora presidente romanista Dino Viola. Episodi diventati letteratura e storia del calcio che non ne scalfiscono la statura.

La carriera di Agnolin

In Serie A ha diretto in totale 226 partite e ha rappresentato l'Italia al Mondiale 1986 in Messico e a quello organizzati in casa quattro anni dopo. Tra i migliori fischietti dell'epoca, Agnolin fu chiamato a dirigere due finali europee, la Coppa delle Coppe 1987 tra Ajax e Lokomotiv Lipsia (1-0 per gli olandesi) e, l'anno successivo, la Coppa dei Campioni tra Psv Eindhoven e Benfica (terminata 6-5 per gli olandesi dopo i calci di rigore). Abbandonato il campo verde, Agnolin divenne designatore della Serie C prima di trasformarsi in manager: direttore generale della Roma (1994), amministratore delegato del Venezia (1999-2000) e del Verona (2000-2001). Nel 2006, subito dopo lo scoppio di Calciopoli, fu scelto dall'allora commissario straordinario Guido Rossi per guidare per qualche mese l'Aia. Malato da tempo, dal 2013 si era ritirato a vita privata dopo aver ricoperto la carica di dg del Perugia per due anni (2011-2013). Nel 2012 Agnolin è entrato nella Hall of Fame della Figc. Oggi è arrivato il cordoglio dalla serie A, tramite il presidente di Lega Gaetano Micicchè. E, per bocca del presidente Aia Marcello Nicchi, dai 33mila arbitri italiani.

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