Trapianto di faccia a Roma, sospetto rigetto ma la paziente sta bene

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Nell'ultimo bollettino medico il Sant'Andrea spiega che "i tessuti trapiantati hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo". Al vaglio dei medici la possibilità di una ricostruzione temporanea con tessuti della donna, che comunque non è in pericolo di vita

Non è andato a buon fine il primo tentativo di trapianto facciale in Italia, effettuato nei giorni scorsi al S.Andrea di Roma. La donna che ha ricevuto il primo trapianto di faccia eseguito in Italia rischia il " rigetto”. Il sospetto è stato reso noto dall’ultimo bollettino dell'ospedale che spiega che "le condizioni generali della paziente sono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita" ma "i tessuti trapiantati hanno manifestato segni di sofferenza del microcircolo". Per questo si valuta "una ricostruzione temporanea con tessuti autologhi della paziente nell'attesa di una ulteriore ricostruzione con un nuovo donatore". (GLI INTERVENTI CHIRURGICI ALL'AVANGUARDIA).

Ipotesi ricostruzione temporanea con tessuti della paziente

"Le condizioni generali della paziente sono buone e non ci sono preoccupazioni per la sua vita. L'intervento chirurgico - si legge nel bollettino - è tecnicamente riuscito, tuttavia i tessuti trapiantati hanno manifestato, durante la notte scorsa, segni di sofferenza del microcircolo per sospetto rigetto, nonostante il cross-match negativo tra donatore e ricevente". Per questo motivo, spiega il Sant'Andrea, "per prevenire ulteriori rischi si sta prendendo in considerazione, come previsto dal protocollo, la possibilità di una ricostruzione temporanea con tessuti autologhi della paziente nell'attesa di una ulteriore ricostruzione con un nuovo donatore".

L'operazione durata 27 ore

Dopo l’intervento di 27 ore, la 49enne è ricoverata in isolamento nel reparto di terapia intensiva post operatoria ed è in prognosi riservata. La donna era affetta da neurofibromatosi di tipo I, una malattia genetica che causa gravi manifestazioni sulla pelle, negli occhi e nervose. Il trapianto multitessuto, con pelle, fasce muscolari e cartilagine ha richiesto tre anni di preparazione da parte dell'organizzazione e del personale.

Rigetto nel 90% dei casi

L'eventualità che un paziente che ha ricevuto un trapianto di faccia possa avere un rigetto, ipotesi avanzata per la donna operata al  Sant'Andrea di Roma, è tutt'altro che rara. Nel 90% dei casi entro un anno il corpo cerca di 'rifiutare' i nuovi tessuti, spiega Bohdan Pomahac, il chirurgo che ha effettuato il primo intervento di questo tipo negli Usa, anche se in molti pazienti i farmaci antirigetto risolvono le crisi. "Nella nostra esperienza i pazienti hanno una crisi di rigetto all'anno anche dopo il primo periodo" - aggiunge Pomahac, che non si è espresso sul caso specifico della donna romana che ha subito l'intervento -. Per fortuna la maggior parte delle crisi si risolve con i farmaci immunosoppressori". Quando i farmaci non funzionano si puo' arrivare a fare un secondo trapianto.

Data ultima modifica 24 settembre 2018 ore 18:30

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