Da Wojtyla a Francesco, gli anatemi dei Papi contro la mafia

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Il monito di Bergoglio a Palermo è solo l'ultimo grido dei Pontefici contro le organizzazioni criminali: nel 1993 Giovanni Paolo II tuonò contro i boss nella Valle dei Templi ad Agrigento e nel 2010 Ratzinger prese posizione contro la camorra a Napoli

Parole potenti, durissime, inequivocabili contro la mafia: Papa Francesco, dopo la scomunica del 2014, lancia un anatema alle organizzazioni criminali nel corso della sua visita pastorale a Palermo. Da Papa Giovanni Paolo II, sempre in Sicilia, a Benedetto XVI, a Palermo e Napoli, per arrivare fino a Francesco, c'è stata una continuità di magistero, da parte degli ultimi Papi, nelle dure prese di posizione contro i boss. Ecco i precedenti.

1993, l’anatema di Wojtyla: “Convertitevi”

Fu sempre in Sicilia, nel maggio 1993, nella stagione delle stragi di mafia, che Giovanni Paolo II al termine della propria omelia lanciò dalla Valle dei Templi il suo anatema alla criminalità organizzata e ai mafiosi: "Convertitevi. Un giorno verrà il giudizio di Dio", fu il suo grido. Parole pronunciate a braccio dopo la benedizione finale: “Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l’uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi”.

La doppia condanna di Benedetto XVI: “Mafia strada di morte”

Fu sempre in Sicilia, a Palermo in piazza Politeama, che il 3 ottobre del 2010, il successore di Wojtyla Benedetto XVI disse nell'incontro con i giovani siciliani: "Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo", furono le parole di Papa Ratzinger, che anche nel 2007 a Napoli aveva condannato la camorra, parola pronunciata più volte senza mezzi termini nel corso della sua visita. ''Non si tratta solo del deprecabile numero di delitti della camorra - disse Papa Ratzinger ai napoletani - ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e delle periferie nuove e anonime, con il rischio di attrarre specialmente la gioventù”.

La scomunica di Papa Francesco

La scomunica di Papa Francesco ai mafiosi era già arrivata il 21 giugno del 2014 a Cosenza, nella Piana di Sibari. I mafiosi, denunciò Bergoglio, "non sono in comunione con Dio". Per la prima volta arrivò la scomunica di un Pontefice ai mafiosi che "nella loro vita seguono questa strada di male". Il 15 settembre 2018 la nuova scomunica di Francesco: "Non si può credere in Dio ed essere mafiosi. Chi è mafioso non vive da cristiano perché bestemmia con la vita il nome di Dio-amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini e di donne di amore, non di uomini e donne di onore; di servizio, non di sopraffazione. Cambiate fratelli e sorelle, smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Se non fate questo, la vostra vita andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitte".

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