Infermiera di Lugo, tutte le tappe del caso

Daniela Poggiali, il giorno dell'assoluzione in Appello all'uscita del carcere di Bologna (Fotogramma)
3' di lettura

Nel 2014 la donna viene arrestata con l’accusa di aver ucciso Rosa Calderoni. Sui giornali anche i selfie dell’imputata con pazienti morti. Condannata all’ergastolo, è stata assolta in Appello: la Cassazione ha ora disposto un nuovo processo

I selfie con pazienti in coma o già deceduti, i furti in ospedale, il processo di primo grado concluso con una condanna all'ergastolo, verdetto ribaltato in appello con la piena assoluzione. E ora, sul caso di Daniela Poggiali, l'ex infermiera di Lugo accusata di aver ucciso una paziente, è intervenuta la sentenza della Cassazione, che ha deciso di annullare l’assoluzione e disporre un processo bis.

L’arresto nel 2014

I fatti risalgono al 2014: il 9 ottobre Poggiali, oggi 46enne, infermiera all'ospedale Umberto I di Lugo, viene arrestata. L'accusa nei suoi confronti è pesantissima: secondo i pubblici ministeri, è stata lei ad aver causato la morte di Rosa Calderoni, 78 anni, paziente deceduta all'ospedale di Lugo qualche mese prima - l'8 aprile 2014 a poche ore dal ricovero – con un'iniezione di cloruro di potassio. E sui giornali finiscono anche i selfie dell'imputata con i pazienti: foto che avranno come conseguenza la radiazione della donna dall'albo degli infermieri, decisa al termine di un procedimento disciplinare concluso nel 2017.

La condanna e la successiva assoluzione 

Daniela Poggiali respinge sempre tutte le accuse, proclamandosi innocente, ma l'11 marzo 2016 la Corte d'assise di Ravenna la condanna all'ergastolo per omicidio: nelle motivazioni della sentenza, i giudici la definiscono "fredda, intelligente e spietata" e aggiungono "nemmeno lei sa quanti pazienti ha ucciso", riferendosi ad altri decessi sospetti - su cui gli investigatori puntano la loro attenzione - avvenuti nell'ospedale tra il 2012 e il 2014, spesso durante i turni dell'infermiera. La quale, interpellata sul punto, replica: "Sarò sfortunata". Poco più di un anno dopo, il 7 luglio 2017, il ricorso di Poggiali viene accolto in appello: l'infermiera è assolta dalla Corte d'assise d'appello di Bologna "perché' il fatto non sussiste". I giudici di secondo grado basano la loro decisione sull'esito di una perizia, secondo la quale la morte della paziente Rosa Calderoni potrebbe essere legata a un "verosimile scompenso glicemico" e, dunque, non a un'iniezione di potassio che avrebbe dovuto portare al decesso in tempi più rapidi. L'imputata, reclusa nel carcere della Dozza da circa mille giorni, torna subito in libertà.

Il ricorso in Cassazione

Contro la sua assoluzione, hanno presentato ricorso la procura generale di Bologna e l'azienda sanitaria locale della Romagna, in qualità di responsabile civile. Nella sua requisitoria, svolta in udienza martedì 18 luglio, il sostituto procuratore generale della suprema Corte Mariella De Masellis ha chiesto di annullare l'assoluzione dell'imputata e di rinviare gli atti a Bologna per un processo d'appello-bis. Richiesta accolta dai giudici. Solo poche settimane prima, il 3 luglio, la Cassazione aveva confermato in via definitiva la condanna per Poggiali a 4 anni, 4 mesi e 15 giorni relativa a furti di denaro, medicinali e materiale in ospedale. Il prossimo settembre, invece, il gup di Ravenna dovrà pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla procura nei confronti dell'ex infermiera in relazione a un altro decesso sospetto, quello di Massimo Montanari, che era il datore di lavoro del convivente della donna.

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