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Finto funerale Marchionne, Cassazione: giusto licenziare operai

In un frame uno dei cinque operai della Fca di Pomigliano d'Arco per cui la Cassazione ha dato oggi l'ok al licenziamento, che si è prima incatenato davanti casa del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, a Pomigliano d'Arco (Napoli), e poi si è cosparso la testa con una bottiglia di benzina (Ansa)
2' di lettura

Annullato il reintegro dei 5 lavoratori Fiat che nel 2014 hanno appeso un fantoccio raffigurante l'ad davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano. Un operaio si incatena davanti a casa di Di Maio e si cosparge di benzina: immediato intervento dei Carabinieri

Sì della Cassazione al licenziamento di cinque operai della Fiat che nel 2014 inscenarono il funerale dell'ad Sergio Marchionne davanti ai cancelli dello stabilimento di  Pomigliano d'Arco. I lavoratori furono licenziati dall'azienda ma la sanzione, confermata dal tribunale di Nola, venne annullata dalla Corte d'appello di Napoli che ordinò il reintegro, escludendo la giusta causa. Ora la Suprema Corte, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso dell'azienda e detto sì ai licenziamenti ritenendo "travalicati i limiti della dialettica sindacale".

Operaio si versa benzina sotto casa di Di Maio

Forte la reazione di uno dei 5 operai licenziati che, dopo aver saputo della decisione della Suprema Corte, si è incatenato davanti casa del ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio a Pomigliano e si è cosparso la testa con una bottiglia di benzina. Immediato l'intervento delle forze dell'ordine, che hanno bloccato l'uomo e lo hanno soccorso. Di Maio decide di andare a trovare l'uomo nell'ospedale di Nola dove è ricoverato.

Il fantoccio di Marchionne

L'episodio per il quale i 5 lavoratori dello stabilimento in provincia di Napoli sono stati licenziati, risale al giugno del 2014: è in quella data che hanno esposto ai cancelli dello stabilimento un fantoccio con le sembianze di Sergio Marchionne. Come ricostruito dal quotidiano locale "Il Mattino", nel 2015 il Tribunale del Lavoro di Nola conferma il licenziamento ma nel 2016 la Corte d'Appello di Napoli annulla la sentenza e dispone il reintegro dei lavoratori. 

"Travalicati limiti dialettica sindacale"

Ora però la Suprema Corte di Cassazione, decidendo nel merito della sentenza, ha accolto il ricorso dell'azienda annullando di fatto la decisione presa in Appello. Secondo la Suprema Corte, il licenziamento dei cinque operai è corretto in quanto con la loro manifestazione – che si era svolta in seguito al suicidio di una cassaintegrata dello stabilimento – avrebbero "travalicato i limiti della dialettica sindacale su un piano di non ritorno che evoca uno scontro violento e sanguinario". Il loro comportamento è stato giudicato "idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro".

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