Pompei, un'altra scoperta: riemergono i resti dell'ultimo fuggiasco

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I nuovi scavi nella zona Regio V hanno permesso di riportare alla luce una delle ultime vittime dell’eruzione del 79 d.c. L'uomo, un 35enne con una gamba malata, era stato colpito da un masso di 300 chili (LE FOTO). "Una scoperta eccezionale", applaude Franceschini

Aveva provato a scappare e mettersi in salvo, ma è stato investito dalla furia bollente del Vesuvio che gli ha scagliato addosso, decapitandolo, un masso di 300 chili. A Pompei gli scavi continuano a regalare scoperte sorprendenti: stavolta hanno restituito una nuova vittima dell’eruzione del 79 d.c., un 35enne con una gamba malata che forse proprio per la sua disabilità si era attardato nella fuga (LE FOTO).

Il plauso del ministro uscente Franceschini

Una scoperta "drammatica ed eccezionale", commenta all’Ansa il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna.  "Ancora una scoperta eccezionale che farà il giro del mondo - applaude il ministro uscente della cultura Dario Franceschini - Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita italiana". Ha poi commentato su Twitter: "Il mio mandato è iniziato con crolli a Pompei 7 giorni dopo il giuramento da ministro e si conclude sempre a Pompei con ritrovamenti straordinari dopo 4 anni di restauri, di scavi in zone mai esplorate e con 1 milione di visitatori in più". (I ritrovamenti straordinari degli ultimi mesi: GALLERY)

La scoperta è avvenuta nella zona dei nuovi scavi

La scoperta è avvenuta nella zona dei nuovi scavi, la Regio V, proprio all'angolo tra il Vicolo dei Balconi (la strada che il team del Parco archeologico di Pompei ha appena riportato alla luce) e il vicolo delle Nozze d'Argento. "Lo abbiamo ritrovato in un punto dove c'era uno slargo e forse una fontana - racconta Osanna - uno spicchio di terreno ancora ricoperto da un notevole strato di materiale piroplastico". La terra gli era in parte collassata addosso, per cui, spiega, non è stato possibile ricostruirne le sembianze usando la tecnica del calco di gesso. È stato possibile però, fare altri calchi tutto intorno allo scheletro. E sono serviti per capire quanto drammatici devono essere stati gli ultimi istanti di quest'uomo, che si è visto arrivare addosso la nube "che trascinava con sé detriti, pezzi di ferro, tronchi d'albero, pezzi di selciato".

Un nuovo tassello nella storia di Pompei

Di sicuro, ricostruiscono gli esperti, il poveretto deve essersi attardato. La sua tibia presenta le tracce di una brutta infezione ossea che doveva procuragli dolore e rendergli difficoltosa la fuga. Quando si è convinto a scappare la situazione era precipitata, nel vicolo si erano depositati già due metri di lapillo. Il povero fuggiasco claudicante deve aver tentato il tutto per tutto. Ma non ce l'ha fatta. Un masso enorme lo ha investito colpendolo al busto, con tutta probabilità staccandogli di netto la testa. Gli archeologi lo hanno trovato riverso sulla schiena, la parte alta del busto ancora coperta dalla pietra. Ora saranno le analisi di laboratorio a ricostruirne con più certezza la storia. Analisi e studi, sottolinea Osanna, che "aggiungeranno un nuovo importante tassello alla storia di Pompei". La pietra che ancora lo schiaccia verrà rimossa a breve. Si sa già che doveva trattarsi di un uomo adulto, con un'altezza intorno al metro e sessantacinque e un po' di artrosi. "Se fossimo così fortunati da ritrovare il cranio saremmo in grado di ricostruirne la fisionomia".

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