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Viaggio nei centri commerciali in crisi, il reportage di Sky TG24

9' di lettura

In Italia sono previste 70 nuove aperture entro il 2020, ma lo stallo delle vendite e la crescita dell'e-commerce mettono a rischio la sopravvivenza di alcune strutture più piccole. Alcune fallite anche a causa della forte concorrenza sul territorio

di Daniele Troilo

Serrande abbassate, luci spente, vetrine che non hanno più nulla da mostrare. Se in Italia sono previste 70 nuove aperture di centri commerciali entro il 2020, purtroppo non esiste un numero, né una previsione, su quante saranno invece le chiusure. Ma ci saranno.

Da Nord a Sud, negli ultimi anni, decine di centri commerciali sono falliti. La crisi economica, le nuove abitudini di consumo, l’avvento dell’e-commerce ma anche, e forse soprattutto, la grande densità di strutture commerciali disseminate sul nostro territorio. In Italia, secondo gli ultimi dati diffusi da Confimprese, sono attivi 943 centri commerciali, uno ogni 64mila abitanti. Ma esistono province o regioni dove questo dato appare decisamente modesto. Sky TG24 ha deciso di fare un giro da quelle parti (VIDEO).
 

L'Orceana Park di Orzinuovi

All’Orceana Park, cimitero dello shopping

Il nostro reportage comincia da Orzinuovi, comune di poco più di 12mila abitanti situato nella Bassa Bresciana. Qui nel 2009 è stato inaugurato in pompa magna uno shopping center di tre piani, dai colori sgargianti e dall’aspetto accattivante. Trenta negozi, due ristoranti, un bowling e un cinema multisala. Si chiamava Orceana Park e a guardarlo oggi viene difficile immaginare come abbia potuto ridursi in queste condizioni. La struttura è rimasta aperta solo per pochi anni: i negozi hanno cominciato piano piano a svuotarsi, poi è stata la volta dei ristoranti. Il cinema, l’ultimo a resistere, è rimasto aperto per alcuni mesi sobbarcandosi il costo di gestione dell’intera struttura. Ma dopo ha dovuto arrendersi anche lui.


Com’è stato possibile? Il sindaco, Andrea Ratti, nel 2009 non era ancora il primo cittadino di Orzinuovi. Parla di “scelta sbagliata”, nata forse “in un contesto non ottimale”. E infatti a nemmeno un chilometro dall’Orceana Park sorgeva già un centro commerciale, oggi ancora aperto.

I grandi che cannibalizzano i piccoli

Brescia, con la sua provincia, è una delle zone d’Italia con la più alta densità di centri commerciali. Alessio Merigo, direttore della Confesercenti, parla di “scelte scellerate”. “Fino a qualche anno fa lamentavamo il fatto che i centri commerciali provocassero la chiusura dei negozi e delle botteghe del centro, cosa che infatti è avvenuta. Oggi - sostiene Merigo - assistiamo ai centri commerciali che si danneggiano a vicenda: il più grande cannibalizza il medio, il medio cannibalizza il piccolo. In questa spirale che sembra non avere fine”.

Due centri commerciali in un comune di 8mila abitanti

Per arrivare da Orzinuovi a Verolanuova, altro piccolo comune della provincia bresciana, ci si impiega non più di 20/25 minuti. Qui, dove risiedono circa 8mila abitanti, a distanza di poco tempo sono stati inaugurati due centri commerciali. Il Verola Center è una struttura ancora in buone condizioni, esteticamente moderna. Ma dei trenta negozi e dei ristoranti che la animavano non è rimasto quasi più niente. Oggi restano aperte solo due vetrine, un negozio di abbigliamento casual dai prezzi contenuti e un altro di articoli sportivi. Poi c’è l’ipermercato, se così può ancora definirsi. Non esistono più scaffali, né corsie né carrelli della spesa. Solo alcune rimanenze ammucchiate sui bancali.

Giuseppe Leone è il segretario della Filcams di Brescia e ha seguito di persona la vertenza per la chiusura del Verola Center. “Aprire questo centro commerciale è stata una scelta azzardata, visto e considerato che ha patito negli anni a seguire una situazione di grave difficoltà. Una situazione di grave difficoltà che ha coinvolto decine di lavoratori, ai quali non è stata data una prospettiva di lavoro e per i quali in diverse occasioni si è aperta invece la porta del licenziamento o comunque della chiusura della propria azienda”.
 

Giuseppe Leone, segretario Filcams Brescia


Abbiamo provato a contattare il sindaco di Verolanuova per capire per quali motivi la sua giunta ha dato l’ok per questo centro commerciale. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Quella del Verola Center probabilmente è una ferita che ancora brucia. “Ricordo molte polemiche - ci dice Giacomo, un abitante di Verolanuova - In un piccolo paese come il nostro, avere due centri commerciali di quelle dimensioni… è stata una cosa illogica”.

I giganti dello shopping

Perché accade questo? “Perché dietro le nuove aperture non c’è sempre e solo l’interesse commerciale. Prima di tutto, c’è l’interesse edilizio”, spiega ancora il direttore della Confesercenti di Brescia, Alessio Merigo. Ma se a livello locale capita di imbattersi in situazioni come quelle di Orzinuovi e Verolanuova, a  livello nazionale invece i numeri sembrano dare ragione ai "giganti dello shopping". Almeno così sostiene Massimo Moretti, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali, un’associazione nata nel 1983 con lo scopo di promuovere lo sviluppo dei “mall” nel nostro paese: “Noi diamo posto di lavoro diretto a 553mila persone, non dimentichiamo poi i nostri 35mila negozi e non dimentichiamo il contributo che diamo al Pil italiano per il 3.6 %”.

La crisi dei “mall” negli Usa

Negli Stati Uniti, tuttavia, da qualche anno i media parlano di “retail apocalypse”, l’apocalisse delle vendite al dettaglio. Secondo un’analisi di Cushman & Wakefield, colosso del settore immobiliare, nel 2018 il numero di chiusure di negozi crescerà del 33% rispetto al 2017. La crisi non risparmia i centri commerciali: molti dei grandi “mall” che hanno fatto la storia dello shopping a stelle e strisce, copiati e riprodotti come modello di consumo in quasi tutto il mondo, oggi sono chiusi. “Non è una cosa che riguarda l’Italia”, sostiene però  Moretti. “Noi registriamo fatturati in crescita e in generale possiamo dire che in tutta l'Europa il settore dei centri commerciali funziona e attira tantissima gente”.

Abruzzo e Trentino provano a mettere un freno

Intanto in Italia c’è chi cerca di correre ai ripari. La Regione Abruzzo ha varato una moratoria, che ora dovrà essere approvata dal Consiglio, per bloccare la costruzione di nuovi centri commerciali fino al 2021. Il Trentino invece ha deciso di intervenire con una delibera, già in vigore, che vieta la costruzione di nuove strutture superiori a 10mila metri quadrati. “Vogliamo rappresentare un esempio, speriamo che altri ci seguano”, dice Alessandro Olivi, assessore allo Sviluppo economico e al lavoro.
 

Sky TG24 Economia: la guerra dello shopping

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