Ragazza morta in Pakistan, incerta la causa del decesso

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La 25enne, residente a Brescia, si era recata nel Paese d'origine. Inizialmente era stato indicato un possibile omicidio da parte della famiglia, poi è emersa l'ipotesi di un decesso naturale

Omicidio oppure morte naturale: non sono chiare le cause della morte di Sana Cheema, una 25enne di origini pakistane, cittadina italiana da settembre 2017 e residente da anni a Brescia. Se inizialmente si era parlato di un omicidio compiuto da membri della sua famiglia contrari a un suo matrimonio con un italiano, è poi emersa l'ipotesi di una morte per cause naturali. Non c'è, comunque, ancora una risposta certa sul decesso della ragazza.
Secondo quanto scrive il Giornale di Brescia, la ragazza sarebbe andata dai suoi parenti nel distretto pakistano di Gujrat, dove era nata, e lì sarebbe stata sgozzata. Inizialmente era anche trapelata l'informazione che il padre e il fratello della vittima fossero in stato di fermo dopo essere stati accusati di omicidio dalla madre della giovane. Non ci sarebbe però certezza su questa informazione. Secondo le prime ricostruzioni sembra che la giovane volesse sposare un italiano, ma sul caso i dubbi da sciogliere sono ancora tanti.

Nel 2006 l'omicidio di Hina Saleem

Il caso della 25enne, se l'ipotesi dell'omicidio fosse confermata, ricorda quello di Hina Saleem, la ragazza pachistana sgozzata dal padre con la complicità di due generi, nell'agosto del 2006, proprio nei dintorni di Brescia. Il suo corpo era stato ritrovato sepolto nel giardino di casa. La giovane voleva vivere secondo le usanze occidentali e i suoi parenti non lo accettavano. La Cassazione, nel 2010, ha confermato la condanna per il padre della vittima a 30 anni di detenzione. E ha precisato che in quella circostanza l’omicida agì per un "patologico e distorto rapporto di 'possesso parentale'".

Il caso di Jamila

Ma nel corso degli anni sono stati molti i casi che, in Italia, hanno visto coinvolte ragazze di origini islamiche in episodi di violenza da parte delle loro famiglie. Nel 2011, cinque anni dopo il caso di Hina, sempre nel bresciano, era scoppiato il caso di Jamila, la 19enne pakistana che per alcuni giorni era stata tenuta a casa da scuola per volere della famiglia. Il motivo: era "troppo bella". La giovane era poi riuscita a tornare a lezione.

Data ultima modifica 22 aprile 2018 ore 21:33

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