Scuola, polemica sui licei che si presentano con frasi "classiste"

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Nei rapporti inviati al Miur e consultabili dalle famiglie per scegliere dove iscrivere i figli, alcuni istituti hanno usato giudizi inappropriati, arrivando a lodare “il basso numero di stranieri e disabili”. Il ministro annuncia provvedimenti. Le scuole si difendono

Prosegue la polemica sulle frasi classiste e razziste apparse nei Rapporti di autovalutazione di alcuni licei sul sito del Miur. La vicenda ha suscitato reazioni di disapprovazione, anche da parte del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e dall'ex premier e giudice costituzionale Giuliano Amato. Intanto alcuni degli istituti coinvolti hanno provato a replicare e difendersi dalle accuse. 

La vicenda

La denuncia è partita da un articolo di Repubblica che ha spulciato la pagina “Scuola in chiaro”, all’interno del sito del Miur. Qui sono raccolti, istituto per istituto, i cosiddetti Rav, i rapporti di autovalutazione che ogni scuola deve compilare e inviare al ministero. In questo modo le scuole possono individuare i propri piani di miglioramento ma allo stesso tempo fare un’auto-promozione online destinata alle famiglie che volessero cercare informazioni utili nella fase di iscrizione dei propri figli. In questo caso, però, l’hanno fatto usando come pregi “il basso numero di stranieri e disabili”.

Le frasi contestate

L’articolo di Repubblica raccoglie alcune delle frasi apparse nei Rav pubblicati: il Visconti di Roma assicura alle famiglie che gli studenti con cittadinanza non italiana sono soltanto lo 0,75% del totale, il Classico D'Oria di Genova nel presentarsi si lascia sfuggire che "poveri e disagiati costituiscono un problema didattico", il Parini di Milano sottolinea che i suoi studenti "in genere hanno per tradizione una provenienza sociale più elevata rispetto alla media" e un altro istituto della Capitale, il Classico parificato "Giuliana Falconieri", parla di "difficoltà di convivenza dati gli stili di vita molto diversi" tra studenti benestanti e figli di portinai.

La reazione della Fedeli

La ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli, ha stigmatizzato il linguaggio utilizzato in queste "pubblicità classiste”. “quando, nella sezione dedicata al contesto in cui opera la scuola, si inseriscono, alla voce “Opportunità", frasi che descrivono come un vantaggio l'assenza di stranieri o di studentesse e studenti provenienti da zone svantaggiate o di condizione socio-economica e culturale non elevata, si travisa completamente il ruolo della scuola". In questo modo, fa notare la ministra, "si negano i contenuti dell'articolo 3 della nostra Costituzione”. Alcune frasi, dice il ministro, "appaiono particolarmente gravi, persino classiste", "non sono assolutamente tollerabili e prenderemo provvedimenti specifici" dopo i dovuti approfondimenti. 

La reazione di Amato

"Si resta sconcertati, senza fiato”, ha commentato l'ex premier e giudice costituzionale Giuliano Amato. "Il basso numero dei figli dei portieri dei condomini - ha detto ancora Amato citando altri annunci - avrebbe garantito omogeneità culturale tra gli studenti: si resta senza fiato, sconcertati". "La Costituzione vale la domenica - ha rimarcato il professore - e nei giorni feriali ognuno fa come gli pare, la dignità è solo la mia. Bisogna fermare tutto questo - ha concluso - la Costituzione vieta le discriminazioni" di ogni tipo.

Studenti Visconti: "Frasi prese fuori contesto"

Le reazioni dei presidi

"Si tratta di un episodio infelice” ha detto il neo presidente dell'Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli. La Rete degli studenti ammonisce che "non dovrebbero esistere scuole di serie A e B. La rappresentazione della scuola va fatta sui progetti e sull'offerta formativa, non sull'estrazione economica e sociale degli iscritti, altrimenti non si fa un'operazione di trasparenza ma di marketing". Quel che è successo "è di una gravità inaudita", dice Simona Malpezzi, responsabile Scuola del Pd. 

I licei sotto accusa

Ieri al liceo Visconti di Roma, uno degli istituti coinvolti nel caso, si è tenuta un’assemblea. Alcuni docenti hanno detto che la scuola avrebbe dovuto chiedere scusa. La dirigente scolastica ha spiegato di aver compilato il modulo con "dati di contesto" senza "alcun giudizio di merito o di valore". La preside ha aggiunto a Sky TG24 che l'istituto è “inclusivo” e gli studenti dicono: “Frasi prese fuori contesto”. Si difendono anche i presidi del Parini di Milano e del D'Oria di Genova: “La fisionomia della nostra scuola è da anni all'insegna di un quotidiano impegno per l'inclusione, per sostenere ogni studente nella sua individualità e nel suo percorso di crescita e per la lotta contro il disagio comunque si manifesti”, ha detto la dirigente del liceo ligure.

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