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Mafia, blitz nell’agrigentino: 56 arresti. In carcere anche un sindaco

Cronaca

L’operazione disposta dalla dda di Palermo è la più imponente mai messa a segno nella provincia. Svelati legami tra cosche locali, mafia siciliana e 'ndrine calabresi. In manette Francesco Fragapane, figlio di un capomafia, e il primo cittadino di San Biagio Platani

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Oltre 400 carabinieri hanno eseguito, su disposizione della dda di Palermo, il blitz antimafia più imponente mai messo a segno nella provincia di Agrigento: 56 gli arrestati tra boss e gregari dei mandamenti di Cosa nostra. In carcere anche Francesco Fragapane, 37 anni, figlio dello storico capomafia di Santa Elisabetta Salvatore, e il sindaco di San Biagio Platani. L’inchiesta ha svelato legami tra le cosche locali e la mafia di tutte le province della Sicilia e le 'ndrine calabresi: le accuse contestate vanno dall' associazione mafiosa al traffico di droga, fino alla truffa, all’estorsione e a un'ipotesi di voto di scambio.

Colpite 16 “famiglie”

L'inchiesta ha disarticolato i "mandamenti" di Santa Elisabetta e Sciacca e ha colpito 16 "famiglie" mafiose. Coinvolti uomini d'onore anche delle province di Caltanissetta, Palermo, Enna, Ragusa e Catania. Sono state accertate 27 estorsioni a imprese, negozi e anche a cooperative che si occupano dei richiedenti asilo, mentre sette società riconducibili ai clan sono state sequestrate.

Gli arrestati

Tra gli arrestati c’è anche il 37enne Francesco Fragapane, figlio del capomafia di Santa Elisabetta Salvatore, da anni ergastolano al 41 bis. Scarcerato nel 2012 dopo aver scontato sei anni di prigione, ha ricostituito e retto il mandamento che comprende tutta l'area montana dell'agrigentino e i paesi di Raffadali, Aragona, S. Angelo Muxaro e San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini. Fragapane era poi stato riarrestato e nuovamente liberato la scorsa estate: attualmente era sorvegliato speciale. In carcere è finito anche Santino Sabella, il sindaco di San Biagio Platani, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: i pm della dda di Palermo gli contestano di avere concordato le candidature delle ultime comunali del 2014 con esponenti mafiosi di vertice del suo paese e fatto illecite pressioni nell'assegnazione di appalti.

Gli affari nei centri di accoglienza

Tra le vittime del racket delle cosche ci sono anche due associazioni che gestiscono l'accoglienza di migranti: la Omnia Academy di Favara e la società cooperativa San Francesco di Agrigento. La Omnia Academy raccoglie 15 extracomunitari richiedenti asilo distribuiti in diversi enti locali della provincia: secondo le indagini, dell’estorsione si erano occupati personalmente i presunti capomafia Calogerino Gambrone e Giuseppe Quaranta, che contattarono il rappresentante dell’associazione per chiedere un aiuto economico per la famiglia mafiosa. Nel caso della coop San Francesco, invece, secondo gli inquirenti era stato lo stesso responsabile a cercare l'appoggio del boss "per individuare - spiega il gip - un immobile da adibire a centro di accoglienza nell'area compresa tra i comuni di San Giovanni Gemini e Cammarata e successivamente ottenere le relative autorizzazioni comunali dalle amministrazioni locali". Calogerino Gamberone, secondo l'accusa, avrebbe curato la gestione di tutta la parte amministrativa relativa alle autorizzazioni comunali per regolarizzare l'immobile da destinare a centro di accoglienza, "con l'intento di ottenere, quale corrispettivo dell'interessamento, l'assunzione da parte della cooperativa di persone vicine al clan e il pagamento di una somma in denaro da stabilire in percentuale sul numero degli immigrati ospitati nel centro".