Sciopero sanità, per i sindacati adesione con punte all'80%

Cronaca

Grande partecipazione allo stop da parte di medici, veterinari e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale. Nel frattempo arriva il rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva: un terzo dei pazienti lamenta difficoltà, ritardi, eccesso di burocrazia e costi

Ha toccato punte di adesione dell'80% lo sciopero nazionale indetto dai medici pubblici che chiedono un nuovo contratto di lavoro e a tutela del Servizio Sanitario Nazionale. Lo affermano in un comunicato diverse associazioni di settore. "Oggi scioperano i medici contro un governo - afferma il presidente della regione Toscana, Enrico Rossi - che non rinnova i contratti da otto anni, non finanzia adeguatamente la sanità, non toglie i superticket e lascia che esploda la libera professione a pagamento. Il Servizio Sanitario Nazionale è un bene comune da difendere insieme". Proprio durante lo sciopero dei medici, arriva il XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva che evidenzia le principali problematiche riscontrate dai pazienti nel contesto sanitario durante il 2016: difficoltà, ritardi, eccesso di burocrazia e costi.

Rapporto Pit: attese sempre più lunghe

Liste d’attesa infinite, ticket ed esenzioni: sono questi i disagi principali riscontrati dai pazienti secondo quanto riporta il XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, dal titolo "Sanita' pubblica: prima scelta, ma a caro prezzo". Per quanto riguarda le liste d'attesa, i cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Ci vogliono tredici mesi di attesa per fare una mammografia, dodici mesi per una colonscopia, una cataratta, una protesi al ginocchio, 12 mesi anche per una visita neurologica oncologica, e sei mesi per una visita oculistica. Segnalazioni anche per le lunghe attese per gli interventi chirurgici e per gli esami diagnostici. Il 37,4% dei pazienti denuncia inoltre i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015).

I costi elevati e le altre difficoltà riscontrate dai pazienti

Oltre che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per farmaci, intramoenia (prestazioni a pagamento erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale), le Residenze Sanitarie Assistenziali, protesi ed ausili. In aumento anche le difficoltà per l'assistenza territoriale (dall'11,5% del 2015 al 13,9% del 2016): in particolare, quasi un cittadino su tre (30,5%) segnala problemi con l'assistenza primaria di base, soprattutto per rifiuto prescrizioni da parte del medico (anche per effetto del decreto appropriatezza) e per l'inadeguatezza degli orari dello studio del medico di base. In seconda battuta, il 16,6% riscontra difficoltà all'interno delle strutture residenziali come RSA e lungodegenze, a causa dei costi eccessivi, della scarsa assistenza medico-infermieristica e delle lunghe liste di attesa per l'accesso alle strutture. Poco meno del 30% dei pazienti incontra problemi con la riabilitazione a domicilio, che non si riesce ad attivare o che viene sospesa all'improvviso, mentre il 14,3% segnala criticità nell'assistenza domiciliare: in un caso su tre non sanno bene come attivare il servizio, a causa della carenza di informazioni o delle difficoltà burocratiche, o addirittura l'assistenza domiciliare è del tutto assente nella zona di residenza.

In calo le segnalazioni di errori medici

In lieve diminuzione le segnalazioni su casi di presunta malpractice (errori medici) e sicurezza delle strutture sanitarie: nel 2016 arrivano al 13,3% rispetto al 14,6% del 2015. La voce più rappresentata (47,9%) è quella dei presunti errori diagnostici e terapeutici, con alcune aree critiche che sono: per le diagnosi l'ambito oncologico (19%), ortopedico (16,4%), ginecologico ed ostetrico (12,4%); per la terapia, l'ortopedia (20,3%), la chirurgia generale (13,4%) e la ginecologia ed ostetricia (12,1%). Cresce invece il dato sulle criticità dovute alle condizioni di sicurezza delle strutture (dal 25,7% al 30,4%). In particolare, problematiche che riguardano le disattenzioni del personale (13,6%), i casi di sangue infetto (5,4%) e le infezioni ospedaliere (5,4%). 

I pazienti chiedono maggiori ricoveri

Molto discusso anche il tema dei ricoveri, su cui i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza di reparti e servizi (7,2%). In particolare ciò avviene in oncologia, ortopedia e neurologia. 

Mobilità sanitaria e farmaci 

Sul fronte della mobilità sanitaria, quando cioè la persona è costretta a spostarsi (di regione o all'estero) per avere cure adeguate, il 48,7% denuncia il ritardo nei rimborsi per le spese sostenute, il 30,8% la mancata autorizzazione da parte della Asl di riferimento. Sui farmaci, crescono le segnalazioni del mancato accesso a quelli per l'epatite c (44,4%). 

Invalidità ed handicap

Infine il capitolo invalidità ed handicap: il 13,8% dei cittadini, in crescita rispetto al 2015, segnala disservizi per il riconoscimento delle invalidità. In un caso su quattro l'esito dell'accertamento è considerato inadeguato alle condizioni di salute. Troppo lunghi inoltre, per il 15,8% dei cittadini che si rivolge a Cittadinanzattiva, i tempi di erogazione dei benefici economici e delle agevolazioni. Per quanto riguarda la lentezza dell'iter burocratico, più della metà (52,6%) riscontra problemi nella presentazione della domanda, il 18,5% lunghe attese per la convocazione a prima visita (in media 7 mesi), il 14,8% attende troppo per la convocazione alla visita di aggravamento, il 10,4% per la ricezione del verbale definitivo (in media 9 mesi) e per l'erogazione dei benefici economici (12 mesi).

Cronaca: i più letti