Staccò orecchio con morso a tassista, rifiutato risarcimento in denaro

Cronaca
Antonio Bini, presunto aggressore di un tassista a Milano lo scorso 28 novembre (Fotogramma)
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I legali di Pier Federico Bossi, vittima dell'aggressione del 28 novembre, hanno respinto l'offerta di cinquemila euro. Il processo al giovane bodybuilder, attualmente ai domiciliari con l'accusa di lesioni aggravate da futili motivi, riprenderà il 5 febbraio

Voleva risarcire con cinquemila euro il tassista a cui staccò il lobo di un orecchio. Ma i legali di Pier Federico Bossi, ancora in convalescenza, hanno considerato troppo bassa la cifra offerta dal bodybuilder Antonio Bini, attualmente agli arresti domiciliari dopo aver aggredito il conducente del taxi lo scorso 28 novembre nei pressi della stazione Centrale di Milano. Il giudice Carlo Cotta dell'undicesima sezione penale, ha aggiornato al prossimo 5 febbraio il dibattimento a carico di Bini, per consentire alle parti di trovare un accordo sul risarcimento dell'autista del taxi, che si è costituito parte civile. I legali di Bossi e la difesa di Bini torneranno tra due mesi di fronte al giudice, che potrà valutare eventuali richieste di riti alternativi (patteggiamento, rito abbreviato o sospensione del processo con messa alla prova).

L’aggressione  

Bini, dopo l’aggressione, si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni aggravate dai futili motivi. La discussione tra lui e il tassista sarebbe avvenuta la mattina di martedì 28 novembre in via Lepetit, vicino alla stazione Centrale di Milano. Secondo la ricostruzione, il tassista aveva appena accompagnato un cliente. Al momento di riprendere la marcia, però, non si era accorto dell'arrivo dell'auto di Bini, che ha evitato l'impatto sterzando bruscamente. Come ripreso dalle telecamere della zona, dopo una serie di accuse reciproche, i due si sarebbero fermati poco distante e ci sarebbe stata una colluttazione in cui Bini avrebbe staccato con un morso il lobo di un orecchio del tassista. Il bodybuilder sarebbe poi risalito in auto nel tentativo di allontanarsi ma, nonostante il dolore per la ferita all'orecchio, il tassista gli si sarebbe posizionato davanti per impedirgli di scappare. Bossi avrebbe barcollato e poi sarebbe caduto lussandosi una spalla e fratturandosi il naso.

L’arresto e la convalida dei domiciliari

Poco dopo lo scontro è arrivata una volante della polizia e Bini era stato arrestato. Bossi si è costituito parte civile il 5 dicembre. Il tassista si trova ancora in convalescenza con una prognosi di 30 giorni: dopo la lite, infatti, era stato trasportato all'ospedale Niguarda, dove gli era stato ricucito il pezzo di orecchio staccato. Nell'udienza di convalida dell'arresto per direttissima, il 29enne bodybuilder si era difeso affermando che Bossi lo avrebbe provocato con la frase "picchiami picchiami, tanto io sono del mestiere". Uscendo dall'aula, Bini aveva anche mostrato ai cronisti il dito ferito che, come aveva detto lui stesso in udienza, gli sarebbe stato morsicato dal tassista durante la colluttazione. Il 29enne, ai giudici, aveva anche raccontato di non ricordare molto dell'episodio, ma aveva escluso di avere morso il lobo dell'orecchio dell'autista.

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