Artigiano ucciso a Sestri, arrestati l’ex moglie e il suo compagno

Cronaca
Ostia_Dda_Ansa

Il cadavere era stato rinvenuto il 22 novembre in uno scantinato. L'accusa è di omicidio aggravato dalla premeditazione. Per gli inquirenti, lei sarebbe la mandante e lui l'esecutore materiale

Omicidio aggravato dalla premeditazione: questa l'accusa che ha portato all'arresto di due persone per la morte di un artigiano impiegato come imbianchino, trovato senza vita a Sestri Levante (Genova) lo scorso 22 novembre. I poliziotti della Squadra mobile di Genova hanno fermato l'ex moglie dell'uomo e il nuovo convivente di lei.

Il presunto movente

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, la presunta coppia criminale avrebbe agito per odio: la donna, cittadina brasiliana di 35 anni, sarebbe la mandante del delitto, mentre l'uomo, 45 anni di Chiavari, l'autore materiale. Quello che gli inquirenti hanno indicato come omicidio, si sarebbe compiuto nello scantinato del palazzo dove abitava la vittima, nella centralissima via Roma di Sestri Levante. Stando alla ricostruzione del fatto, l'uomo sarebbe stato attirato fuori casa con uno stratagemma e poi colpito ripetutamente alla testa con un corpo contundente. Sul suo cadavere, gli agenti hanno ritrovato anche una fascetta da elettricista stretta intorno al collo.

Anche una questione economica dietro delitto

Oltre il movente dell'odio, stando alle rivelazioni degli inquirenti, ci sarebbe stata anche una questione economica dietro l'omicidio dell'artigiano. Con la morte dell'uomo, infatti, la donna sarebbe entrata in possesso del denaro del marito, dal quale è in fase di separazione. Soldi, spiegano gli investigatori, di cui la cittadina brasiliana aveva bisogno per giocare e coprire i debiti di gioco: la donna era in cura al Sert per ludopatia e spesso aveva problemi di denaro. A tradire la presunta coppia criminale ci sarebbero inoltre delle intercettazioni telefoniche e un sms che l'esecutore avrebbe inviato il pomeriggio dell'omicidio alla donna, con cui le chiede di cancellare tutta la cronologia dei messaggi.

La donna in cura

Fin da subito i sospetti degli inquirenti si erano concentrati sulla donna, che già due giorni prima del delitto era stata condannata dai magistrati per aver bruciato il motorino dell'ex marito. Il risentimento verso l'artigiano l'aveva portata più volte a minacciarlo di morte. Secondo gli inquirenti, la donna lo riteneva responsabile della scelta compiuta dal tribunale, riguardante l'affidamento dei due figli della donna (una 15enne avuta da precedente relazione e un bambino di 10 anni, figlio della coppia). Inoltre, stando a quanto rivelato, tra i due le liti e le denunce erano continue. L'imbianchino era stato anche indagato per maltrattamenti e poi prosciolto.

Cronaca: i più letti