Ikea, licenziato per 5 minuti in più di pausa: la denuncia della Uil

Secondo i sindacati, il dipendente Ikea di Bari sarebbe stato licenziato per aver prolungato la sua pausa di cinque minuti (archivio Getty Images)
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Il sindacato ha definendo "choc" il provvedimento adottato nella sede di Bari. È il secondo licenziamento in poche ore da parte del colosso svedese che ha allontanato anche un'impiegata della sede di Corsico, nel Milanese

Cinque minuti in più per rientrare dalla pausa Sarebbe questa, secondo la Uiltucs, la causa del licenziamento da parte di Ikea di un lavoratore barese padre di due bambini piccoli. Lo ha comunicato, il 29 novembre, lo stesso sindacato definendo "choc" il provvedimento adottato dal colosso svedese dell'arredamento, anche perché l'azienda non avrebbe contestato immediatamente il ritardo all'uomo, ma avrebbe aspettato di riscontrare situazioni analoghe per deciderne l'allontanamento.

Licenziato dopo 11 anni

Il licenziamento di Claudio – questo il nome dell'uomo – è arrivato a ventiquattr'ore di distanza da un analogo caso che ha coinvolto una dipendente Ikea a Milano. A Bari, secondo Uiltucs, proprio come nel caso milanese si è trattato di un "licenziamento illegittimo e vergognoso" e di un "provvedimento eccessivo e sproporzionato che ha portato l'uomo, tra l'altro monoreddito, ad essere cacciato dopo ben 11 anni di lavoro impeccabile". Inoltre, ha precisato il sindacato, il dipendente ha iniziato a lavorare nello stabilimento barese di Ikea dal giorno della sua apertura. Secondo Ivana Veronese, segretaria nazionale della Uiltucs che segue a livello nazionale le trattative con Ikea, "entrambi i casi sono sintomatici di una situazione difficilmente sostenibile in azienda che si sta aggravando sempre di più". Per Veronese e quello che si respira in Ikea nell'ultimo periodo "è un clima molto pesante" e "i licenziamenti sono la punta di un Iceberg".

La campagna #CambiaIkea

"Da una decina di giorni  insieme ai lavoratori dipendenti di Ikea Italia, abbiamo lanciato la campagna #CambiaIkea che in una settimana ha raccolto 25mila firme web e cartacee. Una firma ogni 30 secondi", ricorda la sindacalista. Secondo la Uiltucs, tra le questioni che hanno fatto scattare la mobilitazione dei dipendenti, ci sarebbero "i sempre peggiori rapporti sindacali, decisioni unilaterali e non condivise da parte di Ikea, prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi, l'assenza da anni di contratto nazionale e non solo". Per Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia, "il provvedimento è eccessivo e sproporzionato. L'azienda non ha poi avanzato tutte le contestazioni, appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle. Per questo per noi è un licenziamento senza dubbio illegittimo e sarà impugnato a livello legale. Daremo battaglia dal punto di vista sindacale, non ci fermeremo". Infine Bruno Boco, segretario generale Uiltucs, spiega che "è necessario ora più che mai l’interessamento diretto di Ikea Italia che non può restare indifferente all’appello dei lavoratori. Manca meno un mese a Natale e la ripresa del dialogo, costruttivo e non di facciata, sarebbe un bellissimo regalo per tutti".

La posizione di Ikea sul caso di Corsico

Nel tardo pomeriggio del 29 novembre Ikea Italia ha diramato un comunicato in cui chiarisce la sua posizione nei confronti di Maria Ricutti, la madre di Corsico licenziata martedì scorso. Dopo aver ricordato che l'azienda "ha creduto nel percorso professionale della Sig.ra Marica Ricutti che negli anni ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità", Ikea ha reso noto di essersi "sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro". La decisione "difficile quanto necessaria", è stata presa per motivi legati al presunto comportamento dell'impiegata sul posto di lavoro. In particolare, si legge nella nota, "Negli ultimi 8 mesi la Sig.ra Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio". Inoltre, prosegue Ikea nel suo comunicato, "nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice - per sua stessa ammissione - si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili". Infine, chiude la nota, "di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento, la Sig.ra Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione". Dopo aver spiegato di aver fatto di tutto per venire incontro alle esigenze della donna, Ikea ha inoltre precisato che i comportamenti dell'ormai ex impiegata erano diventati non accettabili, finendo per compromettere la relazione di fiducia.

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