Violentò figlia minorenne, ma non andrà in carcere: reato prescritto

Cronaca
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La vicenda risale al 1998 quando la vittima aveva otto anni. La Corte d'Appello di Venezia non ha confermato la sentenza di condanna a dieci anni di reclusione pronunciata in primo grado  

La Corte d’Appello di Venezia non ha confermato una sentenza di condanna a dieci anni di carcere, pronunciata dal Tribunale di Treviso in primo grado, a carico di un uomo accusato di aver abusato della figlia minorenne dal 1995 al 1998. La decisione della Corte è dovuta al precedente di una sentenza della Cassazione dello scorso giugno, in merito ad un altro caso di violenza nel napoletano, che ha accorciato i tempi di prescrizione del reato.

La vicenda

I fatti sono avvenuti in provincia di Treviso, in un arco di tempo che va dal 1995 al 1998. In questo arco di tempo, l’imputato, un uomo separato, avrebbe ripetutamente abusato della figlia minorenne, che all’epoca aveva otto anni. L’uomo avrebbe anche consegnato la bambina ad alcuni conoscenti, che abusavano anch'essi di lei. Il percorso di elaborazione del trauma della vittima sarebbe iniziato solo a partire dal 2003, anno nel quale il padre si è risposato: la ragazza ha gradualmente trovato il coraggio di parlare delle violenze subite e di denunciare il genitore. Il Tribunale di Treviso aveva quindi condannato in primo grado l’uomo a dieci anni di reclusione.

 

Reato prescritto

La Corte d’Appello non ha, però confermato la sentenza pronunciata in primo grado a causa della prescrizione del reato. Quattro mesi prima del processo d’appello infatti, il 9 giugno scorso, un pronunciamento della Cassazione su un caso di violenza sessuale su minorenni avvenuto in provincia di Napoli aveva annullato l'effetto di allungamento del termine della prescrizione, previsto solo in caso di "aggravanti ad effetto speciale", normalmente collegate a reati di violenza sessuale su minori di 14 anni. Per questa ragione, quindi, la magistratura lagunare, che aveva fissato l’appello in questi ultimi giorni di ottobre, non ha potuto far altro che dichiarare l’imputato non più punibile per effetto della prescrizione. La Corte d’Appello di Venezia ha comunque applicato l’articolo 588 del codice di procedura penale, che stabilisce il diritto alla parte civile a ricevere un equo risarcimento, cosa che non avrebbe potuto aver luogo in caso di innocenza dell’imputato. La somma stabilita, di 100mila euro, è già stata riscossa, ma il padre stupratore non finirà in carcere.

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