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Un milione in banconote false nel trolley: arrestato un uomo in Puglia

Cronaca
Foto d'archivio (Ansa)

Il trentenne incensurato aveva con sé anche dieci pistole semiautomatiche modificate, due silenziatori e 679 cartucce. La polizia è risalita a parentele con esponenti di spicco dei clan di Japigia

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Circa un milione di euro di banconote false, in tagli da 50 o 20, nascoste in un trolley. Ma anche dieci pistole semiautomatiche modificate, due silenziatori e 679 cartucce di vario calibro. È questo quello di cui era in possesso un trentenne arrestato in flagranza, ad Adelfia, dagli agenti di polizia della Squadra mobile. Le banconote, in particolare, sono ritenute dagli investigatori di ottima fattura, quasi indistinguibili da quelle originali. Questo sequestro di soldi falsi - pari esattamente a 965.180 euro - è ritenuto il più importante che sia stato eseguito negli ultimi tempi in Puglia.

La parentela con esponenti dei clan di Japigia

Secondo le prime informazioni, il ritrovamento aprirebbe nuovi scenari riguardo alle fonti di guadagno della criminalità organizzata. I soldi, con molta probabilità, potrebbero essere stati stampati in Campania, anche se gli investigatori non escludono che, ormai, stamperie di livello possano essere state create anche in Puglia. L’uomo arrestato, come accertato dalla polizia, sarebbe imparentato con esponenti di spicco dei clan del quartiere di Bari Japigia e sarebbe stato usato come una 'cupa vivente', cioè come un "nascondiglio" dei clan. Fino a poco tempo fa, era stato residente in un quartiere attiguo a quello del boss Savino Parisi, ma di recente si era trasferito ad Adelfia, in un appartamento in affitto preso con regolare contratto, anche se non intestato a lui. Lì, l'uomo, che risulta incensurato e disoccupato, viveva con la famiglia.

Le armi nell'abitazione

L’arrestato si è assunto la piena responsabilità, non fornendo però alcuna spiegazione riguardo al possesso di quanto trovato dalla polizia nell'abitazione: una pistola sull'armadio e le altre in un borsone assieme ai due silenziatori e a proiettili di vario calibro. Le armi, come ha detto il dirigente della Squadra mobile, Annino Gargano, erano di "pronta disponibilità della criminalità organizzata".