Concorsi truccati, Cantone e Fedeli studiano piano per trasparenza

Cronaca

Dopo gli ultimi casi di presunta corruzione nel mondo accademico, il presidente dell’Anac dice: “Deficit etico negli atenei, aprire commissioni a membri esterni”. Il ministro dell’Istruzione propone un Garante della legalità: “Entro ottobre un codice specifico”

Gli ultimi episodi di concorsi truccati e presunti casi di corruzione all’interno del mondo accademico hanno suscitato polemiche e reazioni. Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone sono al lavoro su un piano che possa prevenire nuovi casi simili in futuro. 

Le idee di Cantone

In un’intervista a Repubblica, il numero uno dell’Anac ha detto che “negli atenei c’è un deficit etico, da febbraio sto lavorando con la ministra Fedeli ad un progetto specifico per l’università: occorre vigilare sui conflitti d’interesse derivanti da consulenze e aprire le commissioni a personalità esterne”.

Fedeli: un garante della legalità in ogni università 

Il ministro dell’Istruzione, intervistata dal Messaggero, ha dichiarato che è intenzionata ad applicare tolleranza zero sui concorsi truccati: “Gli atenei dovrebbero costituirsi parte civile contro i professori corrotti e individuare un responsabile della trasparenza e della prevenzione della corruzione”. Fedeli ha confermato che sta lavorando con Cantone su criteri di prevenzione, misure di trasparenza, e figure anti-corruzione. “Entro fine ottobre presenteremo il codice specifico per la trasparenza universitaria” nel quale dovrebbe essere istituita la figura del Garante anti-corruzione per ogni ateneo. Il ministro oggi ha aggiunto che è favorevole ad “approfondire la proposta di Cantone” di formare commissioni dei concorsi all'università inserendo componenti esterni al mondo accademico.

Miur: potremmo costituirci parte civile

Il ministero dell'Istruzione "si riserva di costituirsi parte civile" nel procedimento sui concorsi universitari truccati al centro dell'inchiesta di Firenze. Lo ha annunciato la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, rispondendo durante il question time, a una interrogazione rivolta a Valeria Fedeli.
Nessuna comunicazione ufficiale comunque - ha precisato - è ancora pervenuta al Miur relativamente ai provvedimenti assunti dall'autorità giudiziaria.

L’inchiesta di Firenze

Lunedì 7 docenti universitari sono stati arrestati nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze: in tutto sono 59 gli indagati. Alcuni professori avrebbero fatto presunte pressioni per spingere un ricercatore, Philip Laroma Jezzi, a ritirare la propria domanda allo scopo di favorirne un altro. Il primo dei sette docenti agli arresti domiciliari si è presentato davanti al gip per l'interrogatorio di garanzia. L'ex docente dell'Università di Bologna Adriano Di Pietro ha reso una dichiarazione spontanea spiegando "di aver fatto sempre il bene della scienza" e di non aver mai fatto 'scambi'. 

Il caso di Palermo

L’inchiesta fiorentina ha coinvolto anche l’ateneo di Palermo. Due docenti sono indagati e secondo le accuse facevano pressione sulle commissioni per “spingere” i loro pupilli. Nell’università siciliana a quanto pare era in corso una vera e propria “guerra di raccomandazioni” tra i due docenti, uno in pensione e l'altro ancora in attività (e sospeso cautelativamente dall’incarico). 

Napoli: indagato rettore Università Sant'Orsola Benincasa

Non è collegato all’inchiesta di Firenze ma un presunto caso sospetto c’è anche a Napoli dove risulta indagato il rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa. Lucio D’Alessandro ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini: l’ipotesi del pm è che possa aver favorito il figlio dell’ex ministro Zecchino nell'assegnazione di un posto di ricercatore nel suo ateneo. Per lui si profila l’accusa di concorso in abuso d’ufficio.

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