Smaltimento dell'amianto: ecco cosa dicono le linee guida

Ambiente

Alessandra Carboni

In Italia l'amianto e i suoi utilizzi sono stati banditi da decenni, ma c'è ancora molto da fare relativamente alla sua mappatura e allo smaltimento. Facciamo il punto della situazione

Nel nostro Paese è la legge 257 del 1992 a vietare la produzione e l’uso dell'amianto, riconosciuto come cancerogeno. Sono poi la legge 426/98 e il D.M. 468/01 a individuare i siti da bonificare di interesse nazionale, mentre grazie alla legge 93/2001 e D.M. 101/2003 è stata affidata al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e alle Regioni la realizzazione del cosiddetto Piano Nazionale Amianto, ovvero la mappatura della presenza di amianto sul territorio nazionale. 

Il Piano Nazionale Amianto

Per realizzare la mappa della presenza dell'amianto sul territorio nazionale, in base al Piano Nazionale Amianto le regioni e le province autonome devono comunicare al MATTM i dati in loro possesso relativi alla presenza di amianto ogni anno entro il 30 giugno. Così, in base a mappatura e disponibilità di fondi, vengono identificati i siti a maggiore rilevanza sociale e ambientale che necessitano di interventi di bonifica, consistenti nella rimozione dell'amianto e suo trasporto nelle discariche speciali dedicate, oppure nell'incapsulamento o nel confinamento.

La Banca Dati Amianto

Per consentire la mappatura è stata creata una Banca Dati Amianto - predisposta dall'INAIL in convenzione con il MATTM - che al momento raccoglie circa 96 mila siti in cui è presente l'amianto. Si segnala tuttavia una disomogeneità nelle modalità di raccolta dei dati da regione a regione, per cui la Banca Dati raccoglie molte informazioni relative certe regioni e non ad altre e risultano mancanti alcune aree in cui l'intervento è ritenuto necessario. Per via di queste incongruenze il MATTM ha deciso di attuare una verifica dei dati in suo possesso così da riuscire ad aggiornare la Banca Dati Amianto facendo sì che i dati censiti siano corretti. 

Il problema dello smaltimento

L'amianto deve essere rimosso e smaltito in sicurezza e il Piano Nazionale Amianto mette in luce "la drammatica carenza di siti di smaltimento sul territorio nazionale”. A partire da questa considerazione individua anche due priorità. Da una parte invita a “promuovere la ricerca e la sperimentazione di metodi alternativi allo smaltimento in discarica”. Dall'altra inviata  “superare le lacune della pianificazione regionale e le difficoltà che a livello territoriale e nazionale ostacolano o, quantomeno, rallentano la realizzazione di impianti di smaltimento o recupero di rifiuti". Il problema è noto: come è comprensibile non i territori non sono di solito favorevoli ad ospitare discariche. Anche se qualche passo in avanti su questo fronte lo si sta facendo. Alcuni Comuni, per esempio, hanno accettato discariche per amianto autogestite sul proprio territorio, in cambio di misure compensative, altri stanno adottando la micro raccolta, che viene gestita dalle Aziende Municipalizzate per la raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani. In pratica con la micro raccolta sono i privati cittadini a smaltire l’amianto conferendo quantità limitate di materiali contenenti asbesto a soggetti autorizzati alla raccolta.

Le agevolazioni per lo smaltimento amianto nel 2019

Con il Decreto FER 1 il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) premia l’installazione di un impianto fotovoltaico in sostituzione di una vecchia copertura in Amianto, e attraverso il Bonus Fotovoltaico 2019 prevede 12 euro per ogni MWh di energia prodotta dal tetto fotovoltaico di chi ha rimosso l’amianto (compresa l’energia auto consumata), che si andranno a sommare con l’incentivo per la produzione di energia da fonte fotovoltaica. La Legge di Bilancio 2020 inviata al Senato lo scorso 2 Novembre prevede infine una proroga dell'Ecobonus, nel quale rientra anche la rimozione dell'amianto dai tetti dei fabbricati.

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