Lo speciale di Sky TG24 sull'ondata di caldo
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Siccità in Italia, emergenza idrica in Piemonte. Quali sono le altre regioni più a rischio

Ambiente
©Ansa

Introduzione

Con l'avanzata della terza ondata di caldo, molte regioni italiane si stanno trovando a fare i conti con la siccità. La situazione è critica soprattutto in Piemonte, dove nei giorni scorsi il presidente Alberto Cirio ha chiesto aiuto alla vicina Valle d'Aosta e al Canton Ticino per aumentare la fornitura idrica. Laghi e fiumi del Centro-Nord sono in sofferenza, con il Po che in media ha il 65% in meno di portata (con picchi dell'80%). Ecco cosa sta succedendo.

Quello che devi sapere

In Piemonte -36% piogge a giugno

A Isola Sant'Antonio, nell'Alessandrino, il Po patisce una portata inferiore del 75%. La penuria d'acqua colpisce però tutti i territori attraversati dal fiume più lungo d'Italia. Come emerso dal tavolo interistituzionale sulla crisi idrica in Piemonte, le precipitazioni medie nel mese di giugno sul bacino del Po hanno infatti registrato una flessione del 36% rispetto alla media storica 1991-2020. Di contro, le temperature sono risultate di 3,5 gradi superiori rispetto al periodo, accelerando la riduzione delle risorse idriche superficiali, fino al 37% in meno. La situazione si è aggravata nel mese di luglio, con il 40% di acqua in meno in gran parte delle sezioni considerate. 

 

Per approfondire: Caldo, Piemonte senza acqua: chiede aiuto a Valle d'Aosta e Canton Ticino

Mappa ribaltata: Nord a secco, al Sud "invasi pieni"

L'allarme non riguarda tuttavia solo il Piemonte: come mostrano i grafici dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), l'estate 2026 riconsegna una mappa ribaltata dell'Italia, con la carenza idrica concentrata soprattutto nelle regioni del Centro-Nord e in particolare nelle aree afferenti al distretto del Po. La situazione risulta opposta al Centro-Sud: nelle regioni in passato epicentro di molte crisi idriche, oggi arrivano segnali rassicuranti. "L’acqua c’è, laghi e invasi sono pieni", affermano assessori di Sicilia e Calabria.

 

Per approfondire: Acqua, persi 157 litri al giorno per ogni italiano. I dati sugli sprechi

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In Veneto al via le turnazioni d'emergenza

A preoccupare è soprattutto la tenuta delle irrigazioni: le scorte idriche scarseggiano e in Veneto sono scattate le prime "turnazioni d'emergenza" dei consorzi di bonifica. Nel Delta del Po la siccità rischia di far risalire il cuneo salino dal mare minacciando i raccolti. Come riferisce la Confederazione italiana agricoltura (Cia), gli agricoltori del veneziano prevedono quindi già il peggio.

 

Per approfondire: Troppo caldo e poca pioggia: l’Italia è a rischio siccità?

In Emilia-Romagna coltivazioni a rischio

Percorrendo il "grande fiume" verso est, tra le province di Cremona e Piacenza l'allarme si estende agli affluenti che si innervano nella Pianura Padana e che in questi giorni registrano livelli bassi oltre il limite di guardia. A dare voce ai timori dei coltivatori nel distretto del Po è il presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, secondo il quale la mancanza d'acqua mette in pericolo la crescita dell'erba e del fieno senza il quale non si ottiene il latte per produrre il formaggio. Sulla stessa linea è l'allarme della Coldiretti, che paventa un calo del foraggio e una contrazione fino al 50% nel raccolto di mais e cereali.

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La distribuzione delle piogge

Dalla Valle d'Aosta al Piemonte fino al Friuli-Venezia Giulia, le regioni del Nord fanno i conti con la crisi climatica causata da un'alterazione nella distribuzione di neve e pioggia, con deficit fino all'80%. Secondo recenti analisi condotte dall'Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue (Anbi), nonostante le precipitazioni abbondanti che hanno caratterizzato i primi mesi del 2026, le poche piogge nel periodo marzo-maggio e le alte temperature della tarda primavera hanno dissipato rapidamente le risorse idriche.

In Lombardia risorse idriche ridotte di un terzo e laghi a secco

Non va meglio in Lombardia, dove le risorse idriche risultano ridotte di oltre un terzo. Secondo l'Anbi, le nevi di novembre e dicembre, che tradizionalmente riempiono i grandi laghi, quest'anno si sono presentate a fine inverno determinando un rapido scioglimento. Senza infrastrutture in grado di contenerle, sono confluite prima nei fiumi e poi in mare.

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Surplus di acqua al Centro-Sud

Al contrario, come detto, in alcune regioni del Mezzogiorno (come Puglia, Molise e Basilicata) le abbondonanti piogge nel periodo primaverile hanno determinato un surplus d'acqua fino all'80%. Il dato è anche frutto di investimenti che molte amministrazioni del Sud hanno realizzato sugli invasi e che oggi garantiscono scorte a sufficienza per uso potabile, irriguo o ambientale. "Ci troviamo in una Italia capovolta anche per una questione di gestione, di investimenti, e il Sud in questo caso ha fatto meglio", spiega a La Repubblica Massimo Gargano, direttore generale Anbi.

 

Per approfondire Clima, in Italia mari sempre più caldi e prosegue la crisi idrica. Il rapporto di Ispra

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