Giornata mondiale del vento, cos’è l’eolico offshore: l’energia in mare aperto

Ambiente
©Ansa

La ricorrenza offre l’occasione per approfondire il tema dell’eolico offshore, cioè gli impianti installati in mare aperto per produrre energia dal vento. Rispetto agli impianti a terra o vicini alla costa, quelli offshore sfruttano venti più intensi e regolari, con una produzione più costante e un minore impatto paesaggistico

Ogni anno, il 15 giugno, si celebra la Giornata Mondiale del Vento, conosciuta anche come Global Wind Day. L’iniziativa, istituita nel 2007 da WindEurope e dal Global Wind Energy Council, nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’energia eolica e sul suo ruolo nella transizione energetica e nella riduzione delle emissioni inquinanti. La ricorrenza offre anche l’occasione per approfondire il tema dell’eolico offshore e le sue prospettive in Italia: ecco cos’è e come funziona.


Cos’è l’eolico offshore

 

L’eolico offshore indica gli impianti installati in mare aperto, a diversi chilometri dalla costa, dove le turbine sfruttano la forza del vento per produrre energia elettrica. Si distingue dall’eolico onshore, realizzato sulla terraferma, e da quello nearshore, costruito in mare ma vicino alla costa. La differenza principale riguarda il luogo in cui vengono collocate le pale eoliche e, di conseguenza, le condizioni in cui lavorano. In mare aperto, i venti sono generalmente più intensi, perché non incontrano ostacoli come montagne, edifici o altre infrastrutture, e risultano anche più regolari. Questo consente una produzione di energia più costante e sottopone le strutture a minori stress meccanici. Rispetto agli impianti sulla terraferma o vicini alla costa, l’offshore ha anche un impatto paesaggistico diverso: al largo le turbine sono meno visibili. Inoltre, possono diventare una sorta di scogliera artificiale, in grado di favorire il ripopolamento ittico e la protezione della biodiversità marina.

 

Come funzionano gli impianti in mare aperto

 

Il funzionamento di un parco eolico offshore è simile a quello degli impianti sulla terraferma: l’elettricità viene generata da turbine azionate dalla rotazione delle pale mosse dal vento, e poi trasportata attraverso cablaggi sottomarini fino alla rete di distribuzione. Per l’installazione esistono due possibilità. Quando il fondale non è troppo profondo, la torre può essere ancorata direttamente al fondo marino. In mare aperto, invece, le pale eoliche vengono collocate su piattaforme galleggianti. Si tratta di una soluzione tecnologica recente, con ampie potenzialità di sviluppo, che permette di costruire rotori di dimensioni maggiori, capaci di catturare e produrre più energia. Grazie ai software di controllo, gli impianti possono essere monitorati in tempo reale dalla terraferma.

 

Il ruolo dell’Italia 

 

Per l’Italia, l’eolico offshore rientra tra le tecnologie indicate nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima aggiornato nel 2024. Il Piano fissa al 2030 un obiettivo del 39,4% di copertura dei consumi finali lordi di energia da fonti rinnovabili e, per il settore elettrico, una quota del 63,4%. Anche l’eolico offshore è chiamato a dare un contributo, in particolare dalla tecnologia galleggiante, insieme ad altre soluzioni innovative.

Leggi anche

Cina, installata la più grande stazione eolica offshore

Ambiente: I più letti