Creato il chip ultraveloce che renderà possibili i super-computer

Un esempio di microchip che è possibile impiantare nel corpo umano (Getty Images)
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Messo a punto all'Università di Stanford e descritto su "Nature", permetterà applicazioni finora esistenti solo a livello teorico

Un prototipo di super-chip è stato messo a punto all'Università di Stanford, negli Stati Uniti. Il dispositivo, che ha come caratteristica principale quella di poter immagazzinare enormi quantità di dati al secondo, è descritto sulla rivista "Nature".

La struttura "a grattacielo"

La memoria potentissima del super-chip, creato dal gruppo di lavoro coordinato da Philip Wong e Subhasish Mitra, è dovuta alla sua struttura "a grattacielo", fatta di quattro strati composti da oltre un milione di memorie, e a due milioni di transistor fatti di nanotubi di carbonio.

Primo test superato

I quattro strati funzionano come i piani di un grattacielo, appunto, collegati fra loro da "ascensori" che trasferiscono le informazioni da un piano all'altro: all'ultimo piano e al secondo ci sono i nanotubi di carbonio, i cui circuiti di calcolo elaborano i segnali con metodi simili a quelli dell'intelligenza artificiale; al terzo ci sono le Rram, (Resistive Random Access Memory), memorie temporanee in grado di memorizzare le informazioni anche quando l'alimentazione è disattivata. Al primo, infine, ci sono i transistor di silicio che leggono i dati immagazzinati. Secondo quanto riporta lo studio, il dispositivo ha superato in pieno il primo test, in cui è stato utilizzato come sensore per identificare gas e vapori, tra cui anche quelli di alcuni alcolici.

La strada verso i super-computer

Proprio grazie alle sue caratteristiche, il super-chip apre la strada a una nuova generazione di computer. Sebbene siano diventati sempre più potenti, i pc attuali non riescono ancora a elaborare velocemente grandi quantità di dati, a causa delle difficoltà di trasferimento tra la memoria e i circuiti logici dei chip. Difficoltà che il nuovo dispositivo sembra poter superare, tanto che si pensa già possa essere utilizzato in altri ambiti: per lo sviluppo di minuscole fotocamere intelligenti, ad esempio, o di robot in miniatura che potranno trasportare farmaci all'interno del corpo umano.

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