La Russia minaccia la chiusura di Telegram

Aleksandr Zharov, direttore dell'Autorità statale sulle comunicazioni russa, ha chiesto alla società che gestisce Telegram di adeguarsi al diritto russo (Getty Images)
3' di lettura

L'Authority per i media e le telecomunicazioni ha chiesto alla società di allinearsi a delle normative del diritto russo, conservando le comunicazioni e fornendo i codici per decifrare i messaggi. Secondo il fondatore, Mosca vuole "sabotare l'interesse pubblico"

Il servizio di messaggistica Telegram rischia di essere bloccato in Russia. L'Authority di Mosca per i media e le telecomunicazioni, Roskomnadzor, ha infatti pubblicato sul suo sito una lettera aperta al creatore (russo) Pavel Durov, firmata da Aleksandr Zharov, il direttore dell'ente statale. Nel testo viene chiesto alla società di registrarsi come "diffusore di informazioni" (sottostando a determinate regole imposte dal diritto russo) e di impegnarsi a conservare le comunicazioni tra gli utenti, dando la disponibilità a fornire alle autorità i codici per decifrare i messaggi. Nel caso in cui Telegram si rifiutasse di adempiere a questa richiesta l’accesso al servizio verrà bloccato "finché l'Authority non riceverà le informazioni necessarie". Per Zharov rispettare queste regole dimostrerebbe che la società è disposta "a lavorare in base al diritto russo". Poche ore dopo la pubblicazione delle lettera Durov ha accusato Mosca di voler "sabotare l'interesse pubblico".

La richiesta di Mosca: comunicazioni "sicure"

Pavel Durov è noto per aver lanciato VKontakte, una sorta di Facebook russo, da cui però è stato costretto a uscire a causa delle pressioni delle autorità, dopo essersi rifiutato nel 2014 di trasmettere a Mosca i dati su alcuni utenti ucraini. Le nuove richieste avanzate per Telegram vanno a colpire proprio le caratteristiche per le quali il servizio di messaggistica è diventato noto. I suoi utenti, infatti, possono stabilire conversazioni cifrate end-to-end (punto-punto), che, nel caso vengano intercettate, sono protette da protocolli crittografici che rendono illeggibile la comunicazione. Inoltre Telegram, per i suoi utenti, prevede la possibilità di far sì che i messaggi si autodistruggano.

La nuova legge sulla messaggistica in discussione

Il provvedimento arriva anche sull’onda di una proposta di legge, al momento è in discussione alla Duma, che prevede l’introduzione di una norma che obblighi gli utenti ad identificare un numero di telefono per utilizzare servizi di messaggistica. L’obiettivo, secondo i proponenti, è rintracciare velocemente i responsabili di comunicazioni illegali o finalizzate ad organizzare attentati terroristici, ma secondo gli oppositori si tratterebbe di un ulteriore giro di vite sulla libertà di espressione. Lo scorso gennaio Linkedin è stato bloccato a causa di una sentenza che condanna il social network per la violazione della legge russa sulla protezione dei dati.

La reazione di Telegram

Pavel Durov, appresa la notizia, sulla sua pagina di VKontakte ha accusato le autorità russe di voler "sabotare l'interesse pubblico" e che "all'ordine del giorno in Russia non c'è lo stop a WhatsApp o Facebook Messenger, controllati dagli Usa, ma viene discussa la chiusura della neutrale Telegram". Una volta che il servizio di messaggistica verrà bloccato, ha aggiunto Durov, la corrispondenza dei funzionari russi, le loro comunicazioni con amici e parenti e altri dati sensibili passeranno proprio attraverso le società statunitensi. Alexander Zharov, commentando il post del fondatore di Telegram, ha dichiarato: "Durov con la sua società ignora la sicurezza degli utenti comuni e fornisce mezzi di comunicazione ai terroristi e ai criminali" aggiungendo "sfortunatamente, non abbiamo avuto una risposta significativa, quindi se Telegram non fornirà i dati richiesti entro il tempo previsto, verrà bloccato in Russia".

Leggi tutto