Cene, lingue straniere e viaggi: ecco le app fai-da-te

Grazie al mobile, si moltiplicano le app fai-da-te (Getty Images)
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Le applicazioni per smartphone permettono, sempre più spesso, di gestire servizi con un solo intermediario: le piattaforme online. E negli ambiti più svariati, dai trasporti alle cene

Imparare lingue straniere, trovare un passaggio o organizzare una cena: ormai le app offrono funzioni di qualsiasi tipo. Una tendenza che emerge con forza è quella del “fai-da-te”: applicazioni che consentono agli utenti una gestione diretta, senza l'intervento di un intermediario che non sia una piattaforma digitale. Alcune sono ormai celebri,come AirBnB, altre sono in netta crescita.

Le app per trasporti e viaggi

BlaBlaCar, come AirBnB, è tra i nomi noti delle app “peer-to-peer” (cioè da pari a pari). Mentre Uber Pop - la contestatissima app che permette a chiunque di improvvisarsi tassista con la propria auto - sta incontrando parecchi problemi con le legislazioni nazionali (in Italia è vietata), la società francese è un esempio riuscito del trasporto collaborativo. La piattaforma online consente di cercare passeggeri o un utente automunito, con cui dividere le spese: chi guida fissa tempi e luogo di partenza e arrivo, chi cerca un passaggio prenota un posto ed entrambe le parti risparmiano sul viaggio. BlaBlaCar è ormai diffusa anche in Italia e, operando su tratte extra-urbane, sfugge alle regolamentazioni del trasporto cittadino. Se si parla di fai-da-te, il settore dei viaggi è sicuramente uno tra i più dinamici. Dalla scelta del volo (ad esempio Skyscanner) a quella degli hotel, ogni passo può essere fatto minimizzando il coinvolgimento di intermediari. Ma come mettere insieme i pezzi? Potrebbe tornare utile Evernote. L'app permette di conservare e organizzare tutto (non solo per viaggiare): prenotazioni, lista delle cose da fare e da vedere. Ovunque (su tutti i tuoi dispositivi) e con i compagni di viaggio, grazie a un taccuino digitale condiviso.     

I corsi di di lingue straniere

L'app Tablabla nasce per imparare lingue straniere senza frequentare corsi appositi, oppure per mantenersi in allenamento con l'esercizio. Permette di creare piccoli gruppi di conversazione, dandosi appuntamento in vari locali aderenti all'iniziativa. Alla possibilità di creare un tavolo è affiancata la ricerca rapida dei tavoli già aperti: si può dunque essere promotori o aggregati, partendo dal digitale per finire faccia a faccia. L'idea è di un 35enne milanese, Roberto Modena: “La particolarità di questa app - spiega - è che raggiunge la sua finalità con l'interazione dal vivo”. Un'altra app “fai da te” per imparare le lingue, invece, opta per un'esperienza solo digitale. È Babbel, app sviluppata in Germania che permette di accedere a corsi con un costo variabile, da pagare con un acquisto secco o con un abbonamento (mensile o trimestrale).    

Le app per cene e pranzi 

Organizzare una cena in casa propria, invitando avventori sconosciuti: è questo il principio del social eating. La piattaforma italiana più conosciuta è Gnammo: i cuochi dilettanti possono sbizzarrirsi e guadagnare qualcosa; i buongustai assaggiare nuovi piatti e conoscere nuove persone. Il piccolo ristorante fai-da-te, però, incontra limiti precisi: un numero massimo di coperti e un tetto al fatturato gli impediscono infatti di fare concorrenza aperta ai locali professionali. Il social eating si declina in diverse modalità. Se Gnammo è la versione più conviviale, Letslounch è un incrocio tra social eating e lavoro. Si accede all'app, si selezionano gli orari disponibili per un pranzo e si spediscono gli inviti. Obiettivo: mangiare qualcosa insieme a una persona che si conosce poco o non si conosce affatto, con l'obiettivo di creare un contatto lavorativo mentre si gusta qualcosa di buono. Insomma, anche la creazione del proprio network professionale è “fai-da-te”.

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