Legend of Zelda Breath of the Wild. La prova in anteprima

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Il nuovo capitolo della saga Nintendo si annuncia come uno dei migliori titoli dell’anno. Un “open world” fantasy in grado di dimostrare come, per creare grandi esperienze videoludiche, non basta la potenza bruta della grafica, ma può bastare un approccio artistico e narrativo

Ancora oggi, se si sbirciano le classifiche dei giochi più riusciti di ogni tempo, sono parecchie le Leggende di Zelda che compaiono ai primi posti. La saga creata più di trenta anni fa da Shigeru Miyamoto, già inventore di Super Mario, è una serie d’avventura che ha fatto la storia, definendo dopo ogni sua uscita nuovi parametri di eccellenza. Fino ad ora è stato Legend of Zelda Ocarina of Time a troneggiare al primo posto in queste classifiche. Ma ora il gioco del 1998 potrebbe essere superato dall’ultimo capitolo sviluppato per Nintendo Switch, la nuova console, e Wii U.

Si tratta di Legend of Zelda Breath of the Wild, un’epopea immensa che si ispira alla libertà offerta dalla struttura “open world” ereditata da giochi come Elder Scrolls o Assassin’s Creed, ma che ne riscrive le regole tramite la creazione di un mondo di gioco immenso. In questo scenario aperto si muovono personaggi memorabili, si nascondono grandiose avventure e c’è sempre qualche mistero da rivelare o una sfida da portare a compimento. Mai come in Legend of Zelda Breath of the Wild un mondo di gioco vastissimo da esplorare è risultato così organico, coerente e vitale, sebbene lo spettro di un’apocalisse imminente trasmetta la sensazione di un’estate che sta per trasformarsi in un autunno.



La trama - Ci svegliamo nei panni di Link dopo cento anni, senza memoria. Veniamo a sapere che siamo stati feriti a morte durante l’avvento della calamità Ganon e, come in ogni Leggenda, dovremo eventualmente sconfiggerla. In ciascun capitolo ci sono sempre un eroico Link e una principessa Zelda, sebbene ogni volta cambi l’epoca, il contesto narrativo e lo stile con cui è illustrato il mondo di Hyrule. Ma questa volta l’onere del compito potrà sembrare travolgente, perché attorno a noi si estende una smisurata vastità che impareremo a conoscere grazie al nostro coraggio. Malgrado la sua bellezza straordinaria, Hyrule è comunque piena di pericoli e di nemici che appaiono imbattibili. Grazie alla costanza, all’ingegno e ad una giocabilità “perfetta” potremo superare qualsiasi insidia.

Il lato artistico degli “open world” - C’è sempre qualcosa da fare a Hyrule: cucinare, andare a caccia, arrampicarsi, nuotare, cavalcare, scoprire santuari nascosti nelle terre selvagge e risolvere le sfide che propongono, incontrare strani personaggi che ci danno lo spunto per inaspettate e mai ripetitive avventure. Diversamente da tanti giochi “open world” che tendono alla lunga a divenire ripetitivi, in Legend of Zelda Breath of the Wild non c’è mai il sentore della noia, perché tutto è integrato ad arte nel flusso di una grandissima storia composta da tante novelle opzionali. Certamente la grafica con cui è disegnato il gioco non ha lo splendore iper-realista di tanti giochi per console o PC più potenti di Switch, ma c’è arte e poesia dietro ognuno dei centinaia di panorami e un level design dalla precisione mostruosa.

Fantasy elettronico - Supportato da una musica mai troppo invadente che accompagna il meraviglioso suono della natura, ogni passo nel mondo di Hyrule è pura ebbrezza videoludica e amplifica il desiderio di viaggiare senza mai fermarsi, anche solo per raggiungere quel fiume che adocchiammo da lontano o per cercare funghi in un boschetto. Legend of Zelda Breath of the Wild è un’indimenticabile favola fantasy, uno dei più grandi, lunghi e appassionanti videogiochi mai sviluppati, una storia bella e malinconica che non esclude momenti di epica sconvolgente.

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