L'Internet of Things cresce in Italia: +23% nel 2016

La casa domotica di Benedetta Marzocchi (Fotogramma)
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Secondo una ricerca del Politecnico di Milano, il mercato degli oggetti connessi alla rete vale 185 milioni di euro nel nostro Paese, con un forte aumento rispetto all'anno precedente.

In Italia, il giro di affari della casa connessa vale 185 milioni di euro. Lo dicono i dati riferiti al 2016 raccolti dalla ricerca “Smart Home” dell'Osservatorio Internet of Things (IoT) della School of management del Politecnico di Milano. Il 67 per cento degli utenti, però, teme rischi per la sicurezza dei propri dati personali, anche se l'arrivo dei colossi del web preannuncia un ulteriore sviluppo di questo settore nel 2017.

L'Internet of Things entra dalla porta di casa – Nel nostro Paese, il mercato del cosiddetto “Internet delle cose” l'anno scorso è cresciuto del 23% rispetto al 2015. La maggioranza delle soluzioni IoT per le cosiddette "Smart Home" riguardano la sicurezza e la gestione energetica delle abitazioni. E anche se permangono dei dubbi (il 50% dei consumatori pensa che queste tecnologie non siano ancora abbastanza mature) dalla ricerca emerge un potenziale enorme, con la casa connessa in grado di trainare diversi settori chiave del Made in Italy.



Colossi e startup – I primi prodotti cominciano a fare capolino nei negozi (sia fisici sia online), ma oltre l'80% del mercato passa ancora da installatori e distributori di materiale elettrico. Proliferano le soluzioni sviluppate da startup – 124 in tutto quelle recensite a livello globale – che incontrano un sempre maggiore interesse tra i consumatori, attenti a sicurezza e privacy. In questo contesto preparano lo sbarco in Italia grandi player come Google e Amazon, con hub dotati di assistente vocale per dialogare con gli oggetti connessi come Google Home e Amazon Echo: un passo fondamentale per aumentare la fiducia degli acquirenti.



I numeri della ricerca– La maggioranza delle oltre 290 soluzioni per la casa connessa censite dall'indagine in Italia e all’estero è dedicata alla sicurezza (30%): videocamere di sorveglianza, serrature, videocitofoni connessi e sensori di movimento. A seguire la gestione energetica (10%), con le soluzioni per il controllo remoto degli elettrodomestici, quella dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento (8%) e il monitoraggio dei consumi (10%). Quasi il 70 per cento di queste è “do it yourself”, cioè presenta processi semplificati per l'installazione fai da te.

 

Il potenziale del mercato – “Quello a cui stiamo assistendo è solo l'inizio di un percorso di crescita dal grande potenziale – spiega Angela Tumino, direttore dell'Osservatorio Internet of Things - per aprire davvero la porta all'innovazione è fondamentale offrire nuovi servizi ai consumatori: quelli più elementari come l’installazione, ancora indispensabile per una fetta importante della popolazione, e quelli evoluti che possano convincere gli utenti ancora scettici sul valore di una casa connessa”. Tra gli aspetti cruciali c'è quello della valorizzazione dei dati raccolti dalle applicazioni, come sottolinea il ricercatore Giulio Salvadori: “Sarà fondamentale prestare molta attenzione alla tutela della privacy, perché i consumatori sono restii a condividere i propri dati, a meno di ricevere in cambio vantaggi concreti”.

Le assicurazioni – Secondo un'indagine Doxa citata sempre nella ricerca del Politecnico, il 26% degli italiani dispone di almeno un oggetto intelligente e connesso nella propria abitazione e il 58% ha intenzione di acquistarne uno in futuro. Un altro segnale che l'Internet delle cose ha iniziato a essere maggiormente considerato in Italia è il fatto che almeno sei compagnie assicurative nel Paese propongano polizze casa legate alla presenza di oggetti connessi.

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