Riconoscimento facciale, ecco chi lo usa nel mondo

Una dipendente di Alibaba mostra il sistema di pagamento "Smile to pay" (Getty Images)
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Da Amazon a Facebook, aumentano i progetti in cui è il nostro volto a fare la differenza. Ma c'è anche  chi non è d'accordo

Il nostro volto è il primo contatto con il mondo esterno, la fonte delle nostre informazioni più private e uniche. Il sistema per il riconoscimento facciale sembra essere la tecnologia che potrà segnare una vera svolta non solo in termini di sicurezza, ma anche nelle piccole e grandi sfide quotidiane dagli ordini al fast food al pagamento della spesa.

 

Cos'è il sistema di riconoscimento facciale - Il riconoscimento facciale non è una tecnologia così recente. Le prime applicazioni possono essere rintracciate a metà degli anni '60. Gli algoritmi di riconoscimento facciale estraggono alcuni punti di riferimento da un'immagine o dal volto di un soggetto (forma e dimensioni di naso, bocca e occhi, colore di questi ultimi). Questi indizi vengono poi usati per cercare altre immagini con le stesse caratteristiche. Un'altra tecnica di settaggio dell'algoritmo consiste nell'immagazzinare nel sistema una serie di immagini di volti e salvare solo i dati fondamentali per il riconoscimento facciale. Il nuovo trend emergente nel settore è quello che sfrutta la tecnologia 3D, con i sensori tridimensionali che catturano ogni sfaccettatura del volto analizzato: il risultato non può essere falsato dalla luce e può identificare la stessa faccia anche da angolazioni differenti.

 

L'esperimento di Kfc China - Baidu, il motore di ricerca più usato in Cina, ha avviato una partnership con la catena di fast food Kfc per sperimentare un nuovo tipo di punto vendita: lo smart restaurant. Come riporta TechCrunch, a Pechino è possibile ricevere raccomandazioni da un computer che studia l'età dei clienti, il loro genere e le espressioni facciali. Lo scopo di questa sperimentazione di Baidu e Kfc sta nel prevenire i desideri delle persone: la scansione facciale è in grado di determinare anche l'umore dei clienti e pronosticare con relativa sicurezza i loro ordini. Ad esempio, per un cliente sui 20 anni il sistema prevede un ordine-tipo di un menù crispy chicken hamburger, alette di pollo arrosto e una coca-cola per pranzo. Per una donna sui 50 anni invece si raccomanderà un porridge e una tazza di latte di soia come colazione. Ovviamente, si tratta solo di suggerimenti, ma come fa notare Evan Schuman su Computer World, qualche rischio c'è. I suggerimenti basati sul riconoscimento facciale, infatti, rischiano di alienare i clienti anziché aiutarli.  

 

La scommessa di Amazon Go - Il riconoscimento facciale può essere usato anche per combattere piccoli crimini come i furti nei supermercati. Supermercati come gli store Amazon Go: negozi senza casse, cassieri e pos, dove l'unica cosa da fare è scegliere ciò che si desidera e scansionare il codice QR che compare sul proprio smartphone, in un'app dedicata, su un lettore installato in un tornello. Il pagamento avviene in automatico, ripassando dal gate in cui si è scansionato il codice. L'altra novità è rappresentata dal fatto che in questo nuovo supermercato tecnologico non ci saranno solo codici e lettori, ma anche telecamere pronte a individuare eventuali truffatori e ladri di account, proprio attraverso la tecnologia per il riconoscimento facciale.

 

Informazioni biometriche in un dispositivo Synaptics - Synaptics, invece, azienda specializzata nella produzione di sensori, all'inizio di quest'anno ha annunciato un nuovo metodo capace di combinare la lettura di impronte digitali e un sensore per il riconoscimento facciale in un unico device: il "multi-factor fusion engine". Questa tecnologia permetterà di effettuare il login nei propri smartphone, tablet o computer usando sia le impronte digitali sia i tratti del viso: li si potrà combinare insieme per avere delle credenziali di accesso ancora più sicure. Finora alcuni laptop hanno integrato il sistema di riconoscimento delle impronte digitali nel proprio hardware, ma il sistema pensato da Synaptics, che a settembre 2016 ha annunciato una partnership con Lenovo, è il primo che permetterà di aggiungere i propri tratti facciali come ulteriore elemento di protezione.

 

Facebook e il riconoscimento facciale - Facebook, dal canto suo, ha acquisito FacioMetrics, una startup specializzata nel riconoscimento facciale e impiega questa tecnologia per permettere a chi ha subito un furto d'identità di autenticarsi attraverso le foto postate sul social network. Lo stesso algoritmo aiuta anche a taggare più velocemente gli amici ritratti nelle nostre foto: il social network, infatti, una volta pubblicata un'immagine, ci propone una lista di nomi da associare al volto inquadrato. Secondo Nimesh Patel, promotore di una class-action contro il social network, Facebook si è però spinto un po' oltre. L'accusa per il colosso di Menlo Park è di aver abusato della tecnologia per il riconoscimento facciale, violando il Biometric Information Privacy Act (BIPA). Questa legge stabilisce le regole secondo le quali le compagnie tecnologiche possono immagazzinare e usare dati biometrici identificativi come impronte digitali, timbro della voce, scansione dell'iride e tratti fisiognomici.

 

I vestiti che proteggeranno la nostra privacy - C'è anche chi, a questa tecnologia, vuole sfuggire. L'artista Adam Harvey, ad esempio, è il creatore del progetto Hyperface. Come riporta “The Guardian” si tratta di disegni geometrici, simili a quelli dei QR, che stampati su vestiti o tessuti sarebbero in grado di confondere i sensori di riconoscimento facciale. Non è il primo tentativo di Harvey nella lotta contro i software per il riconoscimento del volto: con il progetto CV Dazzle aveva tentato di creare un nuovo tipo di makeup e hairstyling capace di rendere vani i tentativi della tecnologia di intercettare e decodificare un viso.

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