Alzheimer: molecola potrebbe fermare la perdita di memoria

Regno Unito, alcune volontarie leggono dei libri a delle malate di morbo di Alzheimer, per stimolare la loro memoria (Getty Images)
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Si chiama “Ephexin5” e potrebbe diventare il target di una nuova classe di farmaci utili a frenare gli effetti tipici della malattia

Una speranza concreta per tutti coloro che sono affetti da Alzheimer: si tratta di una molecola chiamata “Ephexin5”, individuata da uno studio condotto da Gabrielle Sell della Johns Hopkins University School of Medicine, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Investigation. L'Ephexin5 potrebbe infatti essere la responsabile della perdita di memoria innescata dalla malattia.

 

Le prime osservazioni sull'Ephexin5 – I ricercatori guidati da Gabrielle Sell sono partiti dall'analisi del cervello di pazienti deceduti che avevano sofferto di Alzheimer e hanno scoperto che la molecola Ephexin5 era presente in quantità quasi triplicate rispetto a quanto riscontrato nei cervelli sani. A dare conferma del possibile legame tra la molecola e l'aggravarsi della malattia sono arrivate altre due rilevazioni scientifiche dei ricercatori della Johns Hopkins University. La prima è che al formarsi delle placche di beta-amiloide nel cervello (che al momento sono le principali indiziate tra i colpevoli dell'Alzheimer), cresce parallelamente la concentrazione di Ephexin5. Ed inoltre questa molecola, quasi assente nel cervello sano, contribuisce alla distruzione delle “sinapsi” (i legami che consentono la comunicazione tra neuroni), evento direttamente collegato alla perdita di memoria nei pazienti.

 

I nuovi test sulla “molecola dell'Alzheimer” – Al fine di dare riscontro ai risultati dei primi test, gli esperti hanno allevato in laboratorio dei topolini destinati ad ammalarsi di Alzheimer ma privati della possibilità di produrre l'Ephexin5. Il risultato è stato sorprendente: le cavie non hanno mostrato perdite di funzione mnemonica, né tantomeno danni sinaptici. Eppure i topolini in oggetto presentavano tutte le caratteristiche tipiche dell'insorgenza della malattia, come ad esempio la presenza di depositi di beta-amiloide nel cervello.

 

Le prossime sperimentazioni sull'Ephexin5 – A questo punto, i ricercatori intendono proseguire lo studio focalizzandosi sull'Ephexin5 come target di una nuova classe di farmaci anti-Alzheimer sia preventivi, sia per chi già soffre della malattia. Infatti, la sfida degli scienziati non è solo la prevenzione dei danni alla memoria tramite l'eliminazione dell'Ephexin5, ma anche la prospettiva – al momento assolutamente teorica – di raggiungere addirittura il ripristino della memoria colpita, proprio dove il danno è stato registrato.

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