Tumore alla vescica: nel 65% degli uomini è colpa del fumo

L'incidenza globale della malattia in Italia ha registrato un lieve aumento e a partire dal 2030 si attendono più di 35mila nuovi casi ogni anno (Getty Images)
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È quanto emerge da un incontro organizzato dalla Società italiana di urologia oncologica su diagnosi, prevenzione e nuove terapie della neoplasia. In Italia ogni anno si ammalano 21mila uomini e 5mila donne

L’abuso di fumo di sigarette è causa del 65% dei tumori alla vescica tra gli uomini italiani, e in generale il rischio per chi fuma è cinque volte superiore rispetto a chi non lo fa. Sono alcuni dei dati emersi durante l’incontro "Tumore della vescica: diagnosi, prevenzione e nuove terapie" organizzato dalla Società italiana di urologia oncologica (Siuro) e che si è svolto l’8 marzo presso l’ospedale San Raffaele di Milano.

 

Pericolo di lunga durata – Secondo gli specialisti l’incidenza di questo tipo di tumore è direttamente correlata al numero di sigarette, all’età precoce di inizio, alla durata del periodo nel quale si è fumato e anche all’esposizione al fumo passivo. Durante l’incontro è emerso che smettere definitivamente, nonostante riduca in maniera significativa il rischio di sviluppare un carcinoma della vescica dopo dieci anni, potrebbe non bastare perché anche dopo 20 anni dall’ultima sigaretta il rischio rimane superiore rispetto a chi non ha mai fumato. Le ragioni di questo effetto dannoso sono dovute alle oltre quattromila sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene che sono contenute nei prodotti a base di tabacco. Queste ultime, infatti, una volta inalate entrano in circolo e arrivano fino a reni e vescica.

 

Il quarto più frequente – L'incidenza globale della malattia in Italia ha registrato un lieve aumento e a partire dal 2030 si attendono più di 35mila nuovi casi ogni anno. Al momento quello alla vescica, spiegano gli specialisti, è il quarto tumore più frequente negli uomini e l'undicesimo nelle donne. "Le differenze di genere in questa patologia sono abbastanza evidenti – ha dichiarato Renzo Colombo, urologo e Coordinatore di Area uro-oncologica dell'ospedale San Raffaele di Milano – Ogni anno in Italia si ammalano 21mila uomini e 5mila donne. Tuttavia, rispetto al passato, mentre oggi l'incidenza di questa malattia negli uomini è in riduzione, nelle donne risulta in sensibile aumento". Tra le ragioni di questo fenomeno, secondo l’urologo, ci sarebbe proprio il fumo, "un vizio, storicamente quasi esclusivamente maschile e che negli ultimi anni è in deciso aumento tra le donne italiane".

 

Maggiore sensibilizzazione – Per queste ragioni, secondo Colombo "sono necessarie campagne di informazione specifiche contro il tabagismo e gli altri fattori di rischio, al fine di rendere efficace la prevenzione dei tumori del tratto urinario". Un cancro che, spiegano gli specialisti, viene affrontato principalmente attraverso la chemioterapia, la chirurgia personalizzata e la radioterapia anche se ultimamente l’immunoterapia ha aperto nuove prospettive. "L'utilizzo degli anticorpi monoclonali che hanno come bersaglio il Pd-1 o Pd-l1 (due proteine in grado di influenzare la risposta immunitaria) – ha spiegato Andrea Necchi, Dirigente medico del Dipartimento di oncologia medica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano – ha dimostrato nell'arco dello scorso anno di poter cambiare la storia del trattamento dei pazienti con malattia avanzata". 

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