Ridurre il consumo di sale allunga la vita

Il l'eccessivo consumo di sale favorisce l'insogenza di malattie cardiovascolari (Getty Images)
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Una ricerca pubblicata sul "British medical journal" ha calcolato di quanto si allungherebbe l'esistenza delle persone nel mondo tagliando la quantità di sodio. In Italia, dopo 10 anni, un adulto guadagnerebbe in media 1,8 giorni ogni 12 mesi

Ridurre il consumo di sale allunga la vita ed è conveniente. In Italia ad esempio, tagliando i consumi di sodio del 10%, dopo 10 anni ogni abitante adulto vedrebbe la propria vita aumentare mediamente di 1,8 giorni all'anno. È quanto emerge da una ricerca pubblicata sul "British medical journal" (Bmj) che ha applicato in 183 diversi Paesi un modello statistico nel quale il consumo di sodio (un componente del sale da cucina, costituito per legge per almeno il 97% di cloruro di sodio) verrebbe ridotto del 10% in dieci anni. Ogni anno, nel mondo, si potrebbero recuperare in questo modo quasi 6 milioni di anni di vita (dall'eventualità di una morte prematura e dal periodo trascorso in malattia) a un costo pro capite di 1,13 dollari nel corso dei dieci anni. I dati variano da Paese a Paese perchè diversi sono nel mondo i consumi di sale, gli stili di vita e le incidenze delle malattie cardiovascolari. La riduzione di sale, nell'immediato, verrebbe a costare mediamente alle autorità pubbliche 204 dollari ogni 12 mesi per ogni anno di vita recuperato: tutto questo in termini di investimenti in campagne informative, o di incentivi a produttori o ristoratori per indurli a togliere il sale dai loro prodotti. Tuttavia, secondo la ricerca, nel lungo periodo i sistemi sanitari dovrebbero recuperare questa cifra, fino a rendere l'operazione conveniente anche per le finanze pubbliche.

 

Il problema del sale - È noto come un consumo di sodio eccessivo sia dannoso per la salute e favorisca l'insorgenza di malattie cardiovascolari: non tanto e non solo per il comune sale da cucina, ma per la gran quantità di sale contenuta in numerosi prodotti confezionati e junk food. Nel complesso, ricorda lo studio, 181 Paesi su 187 - i quali rappresentano il 99,2% della popolazione mondiale - superano la soglia raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità di 2 grammi di sodio al giorno (pari circa a 5 grammi di sale, un cucchiaino da tè). Si stima che le morti cagionate da malattie cardiovascolari dovute a un consumo eccessivo di sodio nel 2010 siano state 1,68 milioni. Secondo quanto si legge nella ricerca, una delle “barriere” che ostacolano la riduzione del consumo di sale sta nel costo che le autorità pubbliche dovrebbero sostenere per raggiungere tale obiettivo. Una delle principali evidenze emerse dalla ricerca, tuttavia, è che l'intervento a favore della riduzione del consumo di sale avrebbe un rapporto costi-benefici vantaggioso ("cost-effective") in quasi tutti i Paesi presi in analisi. In precedenza tali simulazioni avevano chiamato in causa solo pochi Stati ad alto reddito.

 

Anni di vita recuperati – Ancora più impressionante, però, è il dato degli anni di vita che verrebbero salvati ogni anno riducendo il consumo di sodio del 10% per 10 anni. Si parla di 5,8 milioni di anni di vita recuperati, nel mondo, ogni 12 mesi. O meglio, 5,8 milioni di Disability-adjusted life years (Daly): un'unità di misura che scaturisce dagli anni persi a causa di una morte prematura e da quelli vissuti in malattia. Il modello utilizzato nello studio per la "lotta all'eccesso di sale" è stato elaborato tenendo conto del modello britannico, in cui il Governo ha "supportato accordi con l'industria per ridurre la quantità di sale nei cibi lavorati e confezionati".

 

 

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