Elezioni 2018, Di Maio stoppa candidato massone: Vitiello è game over

Il leader del M5s Luigi Di Maio e il candidato Catello Vitiello
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Il leader del M5s ha escluso il candidato alla Camera finito tra le polemiche per essere stato iscritto a una loggia massonica vicina al Goi. "Non l'aveva detto, non può stare con noi". Lui si era difeso: "Ingiusto farmi rinunciare, vado avanti". LO SPECIALE

"Per quanto ci riguarda è una persona che non ci aveva detto di far parte di una loggia massonica e per questa ragione non può stare nel Movimento. Gli abbiamo inibito l'utilizzo del simbolo e quindi per lui è game over". Così il candidato premier del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio commenta il caso di Catello Vitiello, candidato M5S alla Camera nel collegio uninominale di Castellammare di Stabia al centro di polemiche per essere stato iscritto alla loggia massonica napoletana "La Sfinge" collegata al Grande Oriente d'Italia. Lui si è difeso e dice: "Ingiusto farmi rinunciare, vado avanti". Intanto, in vista del prossimo Election day del 4 marzo, Di Maio ha confermato l'esclusione anche di altri esponenti coinvolti nel caso dei falsi rimborsi. Infine su Renzi: "Assurdo che lui venga a fare la morale a noi".

La difesa di Catello Vitiello

Prima delle dichiarazioni di Luigi Di Maio, che di fatto lo escludono, Vitiello ha parlato al Corriere della Sera difendendosi dalle accuse e ribadendo la sua volontà di candidarsi: "Non ci sto, non rinuncio. Non ho rubato, ucciso, truffato, corrotto o concusso. Cosa devo pagare? Non è giusto, non lo faccio. Non remerò contro il movimento, ma vado avanti". Il M5s l’aveva già diffidato dall’uso del simbolo del partito ma Vitiello aveva replicato: quella nella loggia massonica La Sfinge di Napoli è stata "una breve esperienza", che "ha segnato la mia formazione umana. Ora è ingiusto essere marchiato a fuoco. Non è possibile, con i 5 Stelle ho sposato un progetto meraviglioso. Non comprenderò un'esclusione aprioristica e immotivata e non firmerò nessuna lettera di rinuncia".

Gli altri esclusi da Di Maio

Non c'è solo la vicenda Vitiello a tenere banco in casa M5s. Fa ancora discutere il caso dei falsi rimborsi: "Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento", ha detto Di Maio. "Non sarà qualche mela marcia a inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e come sanno gli italiani da noi le mele marce si puniscono sempre". Il candidato premier poi aggiunge: "La notizia in un Paese normale è che M5s ha restituito 23 milioni e 100 mila euro di stipendi e questo è certificato da tutti quanti e ci sono 7 mila imprese in Italia che lo testimoniano perché quei soldi hanno fatto partire 7 mila imprese e 14 mila posti di lavoro"

Di Maio: "Fa rabbrividire la morale di Renzi"

Sempre sulla questione rimborsi, il leader pentastellato ha voluto rispondere a Matteo Renzi che nei giorni scorsi aveva parlato di "impresentabili" nel M5s: "La cosa che mi fa rabbrividire è che Matteo Renzi fa la morale a noi. Restituisca prima 23 milioni di euro lui e il suo partito, poi cominci a parlare".

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