Non solo Serracchiani: da Fanfani a Berlusconi, i consigli agli eletti

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Ha fatto discutere una lettera della governatrice Serracchiani che accompagnava un manuale in cui vi sono diverse raccomandazioni su come comportarsi durante gli incontri istituzionali. Ma non è la prima volta che accade: i precedenti

di Filippo Maria Battaglia

Che il cappello piumato del candidato Antonio La Trippa non andasse tanto bene per fare comizi lo si era capito da tempo. Era il 1963 e Totò in un film cult, "Gli onorevoli", avevo deciso di mettere alla berlina il gusto un po’ naif di un ingenuo candidato di Roccasecca.

Ma Totò, forse, non avrebbe potuto immaginare che qualche tempo dopo molti politici, a destra e a manca, sarebbero corsi ai ripari. L’ultima, in ordine di tempo, è stata la governatrice del Friuli-Venezia Giulia Deborah Serracchiani, che ha scritto ai sindaci della sua regione una lettera accompagnata da un manuale in cui si puntualizza, tra l’altro, come il risotto si mangi con la forchetta, la minestra non si tiri su e come a tavola, prima di bere, ci si pulisca la bocca. Il volumetto, pubblicato dall'Associazione nazionale cerimonialisti, ha scatenato un vespaio di polemiche. 

Ma la raccomandazione non è inedita. In molti ricorderanno il famoso “kit del candidato” di Silvio Berlusconi. Correva l’anno 1994 e il fondatore di Forza Italia diffuse un manuale in cui spiegava agli aspiranti deputati come ci si dovesse vestire e cosa si dovesse dire. Un cavallo di battaglia ripreso più volte, come ad esempio alle Europee del 2014.

 

Uno dei kit dei candidati distribuiti da Silvio Berlusconi, in vista delle elezioni
Trent’anni prima, un altro dc, Amintore Fanfani da presidente del Senato, istituì un rigido regolamento dedicato all’abbigliamento di senatrici, tutto incardinato all’insegna del ritegno. Ma l’occhio della politica nei confronti dell’abbigliamento, specie delle donne è lungo decenni e non riguarda solo gli eletti. Nell’estate del 1950, il futuro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, allora poco più che trentenne, si scagliò contro una sua coetanea, che seduta in un ristorante romano, aveva una scollatura per lui troppo audace.
Per quella scenata, Scalfaro fu sfidato a duello dal padre della ragazza, ma rifiutò. Finendo con scatenare l’ira proprio di Totò che – senza aver ancora indossato i panni dell’aspirante onorevole La Trippa – attaccò da par suo il futuro presidente accusandolo di mancata coerenza.
 

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