Rosatellum bis, la Camera approva con 375 voti favorevoli

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La legge elettorale supera la prova del voto segreto. I franchi tiratori sono tra 56 e 61. Il testo passa al Senato. Scontro sulla norma per l'estero "salva-Verdini". Presidio di M5s davanti a Montecitorio. Di Battista: non ci ammazzeranno mai

Il Rosatellum bis supera la prova del voto segreto e ottiene il primo via libera della Camera con 375 sì e 215 no. Regge il patto a quattro tra Pd, Forza Italia, Ap e Lega, a cui si aggiungono i voti favorevoli dei verdiniani, fittiani, Civici e Innovatori e altri 'piccoli'. Nettamente contrari, invece, M5S, Mdp, Sinistra italiana e FdI. Ora toccherà al Senato, dove la maggioranza è intenzionata a chiedere nuovamente al governo di porre la questione di fiducia, sia per blindare il testo che per velocizzare i tempi. L'obiettivo, infatti, è di licenziare in via definitiva la riforma elettorale prima dell'avvio della sessione di Bilancio, ovvero a fine mese.

Franchi tiratori tra 56 e 61

L'assalto dei franchi tiratori è dunque saltato. Ai sì, però, mancano tra i 56 e i 61 voti (ce ne sarebbero voluti più del doppio per far fermare il cammino della legge elettorale.). Al momento della votazione, i deputati dei partiti che sostenevano la legge erano almeno 389: 278 del Pd, 21 di Ap, 12 di Ala, 7 di Des-Cd, 52 di Fi e 19 della Lega; ma andrebbero aggiunti molti dei 47 del Gruppo misto, perché quasi tutte le sue componenti  (con l'esclusione dei 5 di Al) si erano espresse per il sì, benché nei tabulati non siano distinte. In tal caso (47 meno 5) il numero complessivo salirebbe a 439. E i franchi tiratori sarebbero 56. Il conteggio è sempre con il beneficio d'inventario tenendo conto del voto segreto e del fatto che i tabulati ufficiali riportano solo le presenze in aula.

Facendo un calcolo inverso, cioè mettendo insieme i voti dei deputati dei gruppi contrari al Rosatellum 2.0 presenti in aula si arriva a quota 154: 85 di M5s, 42 di Mdp, 17 di Si, 10 di Fdi. Quindi a questi si sarebbero aggiunti 61 franchi tiratori, o 56 se si assume che i 5 deputati di Al (non registrati come gruppo) fossero tutti presenti in Aula ed abbiano votato No.

M5S in piazza

Caldissimo il clima fuori dall'aula. I sostenitori presidiano Montecitorio da 48 ore;  erano in 300 oggi, in 500 ieri. I sostenitori dei 5Stelle salutano l'arrivo della sindaca Virginia Raggi, fischiano Giorgio Napolitano e Pier Ferdinando Casini. Alessandro Di Battista difende il padre, protagonista ieri di uno scontro con alcuni manifestanti dei Forconi in piazza, e attacca Renzi: "Sono fiero di lui. A 73 anni non ha mai mollato. Mentre c'è chi come padre ha Tiziano'. Poi, dopo il voto alla Camera, promette: "Non ci ammazzeranno mai, la battaglia continua al Senato". Stessa promessa quella che il candidato premier, Luigi Di Maio, fa alla piazza: "Siete convocati la settimana prossima per circondare il Senato. Si sta parlando di fiducia anche lì, una cosa  che non si è mai vista". E ancora: "Se dovesse passare anche lì,  chiederemo pacificamente  davanti al Quirinale che il Presidente non firmi".

Diserta invece la piazza il leader del Movimento, Beppe Grillo, che era arrivato di prima mattina a Roma portando sulle spalle un piede nudo finto (con tanto di gamba fino al ginocchio).

Le tappe della giornata

La giornata è iniziata con la votazione dell'articolo 3 con 309 voti a favore, 87 contrari e 6 astenuti. Dalle 13.30 in poi, la Camera ha esaminato gli articoli 4 e 5 del testo, su cui insistevano una ventina di emendamenti, tutti da esaminare a scrutinio palese. Dopo l'esame degli ordini del giorno, spazio alle dichiarazioni di voto e al voto finale.

Le votazioni sugli articoli 1 e 2

Ieri, tra le proteste del M5s davanti a Montecitorio e della sinistra al pantheon, la Camera ha votato le fiducie sugli articoli 1 e 2 del Rosatellum bis: il primo era passato con 307 sì, 90 contrari e nove astenuti, il secondo con 308 voti a favore, 81 contrari e otto astenuti.

Lo scontro sulla norma "salva-Verdini"

Intanto, nel Rosatellum bis, c'è anche un emendamento battezzato "salva-Verdini". La norma consente agli italiani residenti in patria di potersi candidare in una circoscrizione Estero per approdare in Parlamento. Questo punto è stato teatro di un nuovo scontro: la norma del Rosatellum, introdotta in Commissione, è fatta per Denis Verdini che si vorrebbe presentare fuori dall'Italia come politico, ha attaccato in Aula da Danilo Toninelli di M5s. Ma il relatore Emanuele Fiano ha risposto così alle polemiche: "Sono seducenti le idee di complotto, ma la norma in questione si impone per il principio di reciprocità". 

Le proteste

Diverse le voci contrarie alla legge elettorale e alla fiducia posta dal governo. Da Alessandro Di Battista, che ha parlato di “democrazia in pericolo” e ha definito la fiducia “un atto eversivo”, a Massimo D’Alema che ha definito il testo “inaccettabile, segno di irresponsabilità del gruppo dirigente del Pd che logora la democrazia e apre la strada al populismo, spezzando il legame già fragile tra cittadini e istituzioni". Critici anche l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, secondo cui la fiducia è "un grave strappo istituzionale”, e Pierluigi Bersani che ha attaccato il premier Paolo Gentiloni: “Aveva detto che non sarebbe intervenuto. Ha perso credibilità, uno con credibilità avrebbe detto 'non ci sto'".

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