Reato di tortura, il Senato approva il ddl. Ora torna alla Camera

Foto dalla pagina Twitter del Senato
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Palazzo Madama ha dato il via libera con 195 sì, 8 no e 34 astenuti. Il provvedimento deve tornare a Montecitorio perché è stato modificato. Manconi, primo firmatario del disegno di legge, non partecipa al voto: "Testo stravolto"

Il disegno di legge che punta a introdurre il reato di tortura nell'ordinamento italiano ha ottenuto il via libera dal Senato con 195 sì, 8 no e 34 astenuti. Il provvedimento, che era già stato approvato da Palazzo Madama una prima volta il 5 marzo del 2014, poi dalla Camera il 9 aprile del 2015, torna ora a Montecitorio perché è stato modificato.



 

Manconi: “Testo stravolto”

Non mancano, però, le polemiche. Il presidente della Commissione per i diritti umani e primo firmatario del disegno di legge, Luigi Manconi, ha annunciato la sua decisione di non partecipare al voto sul suo provvedimento. “Il primo giorno della legislatura, il 15 marzo del 2013, presentai un ddl sulla tortura. Quanto accaduto in questi anni è stato lo stravolgimento di quel testo che ricalcava lo spirito profondo che aveva animato le Convenzioni e i trattati internazionali sul tema”, ha detto.

Le reazioni

Avevano annunciato la loro decisione di astenersi anche i senatori di Sinistra Italiana. Corradino Mineo aveva parlato di un testo "scritto male", "un accordo al ribasso" per "accontentare" il centrodestra. Tra i “difetti” del testo, ci sarebbe quello “che sarà impossibile dimostrare in Tribunale che è stato commesso il reato di tortura”.
“Voteremo questo testo perché l'Italia deve introdurre il delitto di tortura, colmando un vuoto che dura da troppi anni”, aveva invece fatto sapere Mdp. “Conosciamo i limiti del testo, che è frutto di una mediazione che si è resa necessaria e per questo contiene molte ambiguità nella definizione del reato – si legge in una nota –. Ciononostante, anche con questo testo, i responsabili delle torture nella caserma di Bolzaneto e alla Diaz sarebbero stati puniti”.
Ha citato in Aula il caso Aldrovandi, invece, il senatore Carlo Giovanardi. Bisogna fare attenzione, ha dichiarato, a dire, "come è stato fatto per alcuni casi importanti, che è tortura bloccare pancia terra una persona fermata e mettergli le manette". Il parlamentare ha ricordato: “Gli eroici carabinieri che davanti a Palazzo Chigi hanno fermato Prietti quando ha sparato al carabiniere e, invece di sparargli, gli sono saltati addosso, lo hanno buttato per terra e c'è la foto del carabiniere che è a cavalcioni su di lui e gli mette le manette dietro la schiena. Ebbene in altri casi, come quello di Aldrovandi, questo è stato definito una tortura. Inoltre, se quello che ha sparato ed è stato bloccato avesse avuto un infarto, secondo il disegno di legge in esame quel carabiniere sarebbe andato all'ergastolo”.

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