Renzi riparte dal Lingotto: basta con la sinistra che vive di paure

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"Bisogna ridare speranza al Paese" dice l'ex premier dalla kermesse di Torino dove lancia la sua campagna per la candidatura alle primarie del Pd: "Noi siamo convinti al fianco di Gentiloni". E aggiunge: "Siamo eredi del Lingotto di Veltroni, non reduci nostalgici"

"Siamo qui per discutere, dialogare, dividerci se serve”. Matteo Renzi a Torino lancia la tre giorni del Lingotto 2017 dove scriverà insieme ai sostenitori della sua mozione, tra cui oltre cento parlamentari Pd, il programma per la corsa alla segreteria. “Bisogna ridare speranza al paese”, ripete l’ex premier. E ancora: “Il futuro non va più di moda ma è la nostra sfida, la paura è l'arma elettorale degli altri".

 

Lingotto 2017 - Simbolo dell'iniziativa, un trolley con su incisa la sigla "Pd". "Armato di trolley", infatti, Renzi vuol condurre la sua campagna in giro per l'Italia: #incammino, che ricorda l'en marche del candidato indipendente alla presidenza francese Emmanuel Macron, è l'hashtag che accompagnerà il suo percorso.

 

 

“Dobbiamo ripartire” - “Dobbiamo ripartire dopo il brusco stop del referendum -  dice Renzi, che invita a ripartire "dai luoghi che hanno segnato la nostra storia e tradizione". Tradizione come lo è il Lingotto: “Qui Veltroni, cui va il nostro saluto, volle il primo atto del nuovo Pd ma noi non siamo in un luogo della nostalgia, non pensiamo che il collante possa essere la nostalgia. Siamo qui per rivendicare il domani riconoscendo che il diritto alla verità si conquista lottando, c'è una differenza tra essere eredi e essere reduci". 

 

 

Sostegno al governo Gentiloni - Parla anche delle divisioni interne al Pd. E, dopo ave salutato gli avversari al congresso del Pd, Andrea Orlando e Michele Emiliano, dice “basta”. La politica “deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti. La sfida non è il quotidiano nauseante ping-pong di queste settimane e mesi che ha stancato anche gli addetti ai lavori e non ha senso".

Ribadisce poi il suo totale appoggio al governo Gentiloni e ricorda i recenti risultati dell’esecutivo, dal reddito di inclusione alla realizzazione di un centro sportivo ad Amatrice. C’è però un nemico da combattere, ed è l’antipolitica.  "Noi – afferma - siamo quelli che rifiutano  l'antipolitica perché l'antipolitica non è solo chi utilizza argomenti tipici del populismo. E' antipolitica anche il burocrate del ministero che fa a meno del governo perché tanto il governo passa e lui resta". 

 


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