Lotta a furbetti e precariato: cosa prevede la riforma degli statali

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Nel testo del ministro Marianna Madia, che ha confermato la reintegra per i licenziamenti illegittimi con un tetto sul risarcimento, anche la scomparsa della Forestale e il documento unico per l’auto

Con il primo via libera del Consiglio dei ministri a cinque decreti attuativi, la riforma della Pubblica amministrazione del ministro Marianna Madia arriva al traguardo dopo un lavoro durato tre anni. Tra le novità principali c'è il nuovo “Testo Unico sul pubblico impiego”, la cosiddetta “riforma degli statali”, definita dal ministro il "miglior biglietto da visita" per il rinnovo del contatto dei dipendenti pubblici. Con 1,2 miliardi disponibili, e altrettanti che dovrebbero arrivare con la prossima legge di Bilancio, dopo sette anni di stop la Madia si è detta “pronta a riaprire la stagione contrattuale".

 

Articolo 18, resta la reintegra con un tetto - Tra i ritocchi dell'ultimo minuto ai testi c'è anche una clausola che fa chiarezza sulle conseguenze dei licenziamenti illegittimi. È confermata la reintegra, come nel vecchio articolo 18. Su un aspetto, però, ci si allinea al tetto massimo del privato: il risarcimento non potrà superare le 24 mensilità.

 

Il nuovo statuto del lavoro pubblico - Nuove sanzioni, visite fiscali all'Inps e licenziamenti più facili e rapidi per implementare la lotta all’assenteismo. Cambia la valutazione delle performance: nessun premio a pioggia e via le cosiddette “gabbie sul merito" previse dalla legge Brunetta. Nei concorsi entrano ufficialmente l'inglese e i tetti al numero di idonei.

 

La lotta al precariato - Tra gli altri obiettivi della riforma c’è il “superamento” del precariato, con un piano straordinario di assunzioni di chi ha maturato almeno tre anni di servizio anche non continuativo e lo stop ai co.co.co..

 

I furbetti del cartellino -  Chi viene colto a falsificare la presenza sul posto di lavoro, strisciando il badge per poi uscire, è sospeso entro 48 ore e messo alla porta in 30 giorni.

 

 

Un solo documento per l’auto - Arriva un unico foglio che riunisce i dati sulla proprietà e sulla circolazione dell’automobile. A partire da giugno 2018 ci sarà una tariffa unica di 35 euro a immatricolazione.

 

Pin unico per i servizi web -  Si aprono le porte al domicilio elettronico, che manderà in pensione la cassetta postale. Via libera anche ai pagamenti via sms fino a 50 euro. Al via anche la password unica per i servizi web della pubblica amministrazione.

 

Trasparenza, Freedom of Information Act - Chiunque, senza dovere dare spiegazioni, potrà chiedere informazioni alla pubblica amministrazione. Via libera, quindi, a ogni richiesta di accesso agli atti: dalle informazioni sull'amianto ai rimborsi sulle spese.

 

Riordino della dirigenza delle Asl - Lo scopo è ridurre la discrezionalità nelle nomine nelle Asl. Le Regioni “pescheranno” i dirigenti generali da un elenco. Il decreto è però in stand-by, in attesa di un correttivo.

 

Il taglia leggi - Un’operazione che ha portato all'eliminazione di circa 45 norme attuative. Alla stessa logica risponde il codice per la giustizia contabile.

 

Restyling della conferenza servizi - Le amministrazioni hanno 45 giorni di tempo per rispondere sì o no alle richieste: il silenzio equivale ad assenso. Ci sarà un rappresentante unico per ogni livello di governo e, se c'è paralisi, interviene il Consiglio dei ministri e tutto si deve chiudere entro 5 mesi.

 

Super scia e sportello unico - Modelli standard per la segnalazione di inizio attività, dal capannone al b&b: ogni amministrazione dovrà caricare sul proprio sito web la documentazione. Le novità si combinano con il limite di 18 mesi per l'autotutela.

 

Scia bis, vademecum contro i faldoni - La mappatura di centinaia di procedimenti autorizzativi, con l'obiettivo di semplificare l'attività d'impresa, ma anche la vita dei cittadini. 

 

Sblocca burocrazia - Sforbiciata fino al 50% dei termini previsti per licenze e nullaosta quando in ballo c'è una grande opera: dai 30-180 giorni si passa a 15-90.

 

Scure sulle partecipate - Ricognizione entro giugno e, passato un anno, via tutte le partecipazioni inutili, i doppioni e quelle con più amministratori che dipendenti. L'obiettivo è passare da 8 mila società a mille: oggi quelle con zero addetti sono 2mila.

 

Addio alla Forestale - La Forestale viene assorbita nei carabinieri e viene così ridotto il numero delle forze di polizia che da 5 passano a 4. Con l'ultimo Cdm si prevede anche una revisione dei ruoli e la riorganizzazione dei vigili del fuoco.

 

Meno camere di commercio - Il numero complessivo delle Camere di commercio deve passare da 105 a non più di 60. Previsto anche il dimezzamento del diritto annuale a carico delle imprese e taglio del 30% del numero dei consiglieri.

 

Enti di ricerca più liberi - Gli enti di ricerca, che hanno le risorse per farlo, potranno assumere liberamente entro il limite dell'80% del proprio bilancio. Meno vincoli anche sugli acquisti di attrezzature e altri strumenti per indagini, studi e analisi.

 

Stop a frammentazione dei porti - Le vecchie Autorità portuali si trasformano in Autorità di sistema e scendono di numero, passando da 24 a 15, con una governance più snella. 

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