Bersani su scissione Pd: "Non minaccio e non garantisco"

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L'ex segretario ha spiegato che porrà delle questioni politiche a Matteo Renzi e ascoletrà le sue risposte. Ma D'Alema non esclude la presentazione di un nuovo soggetto se non si opterà per un congresso anticipato

"Non minaccio nulla e non garantisco nulla". È con queste parole che Pier Luigi Bersani ha risposto alla Camera sull'ipotesi di una possibile scissione dal Pd, dopo che questa possibilità non era stata esclusa da Massimo D’Alema. 

 

"Ascolterò la risposta di Renzi" - A Matteo Renzi, spiega l'ex segretario, "porrò delle questioni politiche e sentirò la risposta". Bersani ha anche puntualizzato che “c’è un piccolo oggetto che si chiama Italia” e che lui solleverà “delle questioni su questo oggetto qui”. Poi, ascoltata la risposta dell’ex premier, si regolerà. 

 

Lo scontro sul congresso - Continua dunque lo scontro tra le diverse anime del Partito democratico. Prima dell’intervento di Bersani, era stato Massimo D’Alema a parlare di “scissione” e a dire: “Se si anticipano le elezioni, è necessario anticipare il congresso. E senza un congresso, sarà Renzi che imporrà una frattura”. D'Alema ha anche ribadito di volere il congresso “perché il Pd è un grande partito che viene da ripetute sconfitte politiche. E i 3-5 milioni di elettori della sinistra che non votano più per il Pd, quelli si sono già scissi. Già l'obiettivo di recuperarli avrebbe un non irrilevante valore”. Ma a Renzi, l’ipotesi di anticipare i tempi non piace:”Nell'assemblea del Pd del 18 dicembre, mi è stato chiesto di non fare il congresso straordinario ma di rispettare la tempistica e le regole dello Statuto. Perché se uno fa parte di una comunità deve rispettarne le regole, no?”, ha detto l’ex premier. 

 

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