Facebook nella bufera, Zuckerberg si scusa. Ue: non basta un post

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"Fatti errori, io responsabile" dice il fondatore del social network, che si dice disponibile ad un'audizione al Congresso Usa. E aggiunge: "Vogliono usarci per influenzare il voto". In Gb gli inserzionisti minacciano di abbandonare e passare su altre piattaforme

Facebook sempre nella bufera dopo lo scandalo dei dati personali raccolti sul social e usati per scopi di propaganda politica. Il numero uno Mark Zuckerberg si scusa e dice sì a nuove regole per i social network, disponibile ad un'audizione al Congresso Usa. Poi mette in guardia sul voto di metà mandato, dicendosi sicuro che ci sia qualcuno che vorrà ancora sfruttare Facebook per influenzare le elezioni. E mentre nel Regno Unito gli inserzionisti minacciano di abbandonare e passare su altre piattaforme, la Ue tuona: "Non basta una dichiarazione postata su Facebook per ricostruire la fiducia degli utenti". In giornata, intanto, un falso allarme per un pacco sospetto ha tenuto per un'ora in scacco la sede a Londra della Cambridge Analityca. la sede è stata evacuta per i dovuti controllli e poi tutto è tornato alla normalità. 

"Vogliono usarci per influenzare ancora il voto"

"Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano" ha ammesso Mark Zuckerberg in un’intervista rilasciata alla Cnn sullo scandalo Cambridge Analytica e sull'uso improprio dei dati sensibili di 50 milioni di utenti statunitensi. Parole che arrivano dopo il post in cui il fondatore di Facebook ammetteva la sua responsabilità. "E a Wired ha anticipato: "Faremo 15 modifiche". 

Zuckerberg però lancia anche l'allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso. "Sono certo che qualcuno sta cercando di usare Facebook per influenzarle", ha detto. "Sono certo che c'è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando". Il fondatore di Facebook ha poi commentato il legame tra il social network e Cambridge Analytica, la società britannica d'analisi che avrebbe usato in modo improprio i dati di milioni di utenti della piattaforma californiana. "È stato un errore fidarsi di Cambridge Analytica", ha ammesso parlando di "fiducia intaccata" tra Facebook e i suoi utenti.

In arrivo 15 modifiche per limitare l'accesso ai dati

Zuckerberg, comunque, non ha intenzione di aspettare con le mani in mano. Il suo obietivo ora, è quello di intervenire con cambiamenti sul social a tutela dei dati. "Faremo 15 modifiche alla piattaforma per limitare ulteriormente l'accesso dei dati. Finora non le ho elencate tutte perché molte di esse sono difficili da spiegare", ha anticipato in un'intervista a Wired. L’amministratore delegato di Facebook ha precisato: "Avevamo una visione idealistica, credevamo che il libero accesso ai dati avrebbe permesso la creazione di esperienze migliori per gli utenti". Si riferisce al fatto che a tutti gli sviluppatori di software che implementassero nel loro servizio il Facebook Login, fino alla fine del 2014, era concesso il libero accesso ai dati degli utenti, e dei loro amici, senza autorizzazione degli interessati. Facebook quindi ha deciso di cambiare il proprio modello, e ulteriori restrizioni all'accesso dei dati da parte di terzi e il loro criptaggio sono tra i punti anticipati da Zuckerberg. Il libero e incontrollato accesso ai dati personali degli utenti, sottolinea Zuckerberg, è "uno dei più grossi errori che abbiamo fatto. Ed è per questo che la prima cosa che faremo adesso non è solo controllare le certificazioni ottenute dagli sviluppatori, ma dobbiamo fare un'indagine completa su ogni singola applicazione che ha lavorato (con i nostri dati) prima che cambiassimo le loro regole di utilizzo".

Tim Berners-Lee a utenti: battetevi per Web e privacy

Ma sullo scandalo Facebook-Cambridge Analytica è intervenuto anche il padre del web, Tim Berners-Lee. Per lui, quello che è successo non deve mettere a repentaglio la sua creatura. "È un momento grave per il futuro del web", ha scritto, "ma dobbiamo restare fiduciosi. I problemi che vediamo oggi sono solo 'bug' (errori, ndr) nel sistema". "Posso immaginare che Mark Zuckerberg sia devastato dal fatto che la sua creazione sia stata maltrattata e abusata", ha aggiunto. L'informatico britannico che nel 1990 diede il nome al "World wide web" suggerisce inoltre delle "regole generali per tutti: qualsiasi dato su di me, ovunque esso sia, è mio e posso essere solo io a controllarlo. Se ti viene dato il diritto di utilizzare i dati per uno scopo, utilizzalo solo per questo scopo". Il suo messaggio per tutti gli utenti del web è chiaro: "Io posso pure averlo inventato, ma siete voi a renderlo quello che è". 

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