Germania, falliscono i negoziati per governo di coalizione "Giamaica"

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Il leader liberale Lindner fa saltare le trattative. Tramontata la prospettiva di un'intesa fra Fdp, Verdi e Cdu/Csu. Il presidente Steinmeier esclude nuove elezioni: "Partiti siano responsabili". Ma la Merkel risponde: "Preferisco andare al voto"

Salta il tavolo dei negoziati per la formazione del nuovo governo tedesco. A causare la rottura è stato il ritiro dalle trattative dei liberali di Fdp, uno dei tre partiti della cosiddetta coalizione “Giamaica” composta anche dai Verdi e dalla Cdu/Csu della cancelliera uscente Angela Merkel. Alla base della scelta, annunciata nella tarda serata di domenica 19 novembre dal leader liberale Christian Lindner, ci sarebbe una mancanza di “fiducia di base” per costruire un governo stabile. "Dopo settimane c'è sul tavolo un foglio pieno di contraddizioni, domande aperte, e conflitti sugli obiettivi", ha aggiunto nello statement con cui ha motivato la sua decisione.

Il nodo migranti

Sebbene alcuni importanti temi fossero stati trattati con successo dai tre vertici della nascente coalizione, i negoziati si sarebbero arenati sull'argomento, profondamente divisivo, dei migranti. Per i Verdi l'accoglienza è uno dei punti fondamentali del loro programma, mentre per la Csu e soprattutto per Fdp un aumento degli arrivi è da evitare con forza. Nel dettaglio, sarebbe stata proprio la Csu a proporre un tetto limite fissato a 200mila migranti con il rifiuto del ricongiungimento familiare per coloro che godono della cosiddetta protezione sussidiaria. Una posizione alla quale i Verdi si sarebbero strenuamente opposti.

Lo spettro del ritorno alle urne

Ciò ha creato una situazione di stallo davanti al quale la prima arrivata alle elezioni dello scorso settembre, Angela Merkel, non ha potuto che prendere atto delle difficoltà, sulle quali ha riferire al Presidente della Repubblica Frank Walter Steinmeier. "Io credo che si sarebbe potuto trovare il filo per arrivare a una soluzione. E mi dispiace, lo dico con tutto il rispetto per i liberali, che non si sia arrivati a un accordo - ha affermato la Merkel - mi recherò dal Presidente della Repubblica per descrivere lo stato delle cose". 

Il presidente Steinmeier: "Partiti si assumino le loro responsabilità"

Dopo l'incontro con la Cancelliera il presidente Steinmeier ha subito tolto dal tavolo una delle tre opzioni possibili: le elezioni anticipate. In una dichiarazione ha affermato di non essere pronto a indire un ritorno alle urne, invitando i partiti a "essere disponibili al dialogo per formare un governo in breve tempo". "Tutti i partiti - ha ricordato il presidente sono tenuti a servire il Paese. Chi si presenta alle elezioni per avere la responsabilità politica non può tirarsi indietro quando ce l'ha nelle sue mani'. Per Steinmeier, questa responsabilità 'non può essere semplicemente rimandata agli elettori' e i partiti dovranno quindi 'ripensare i loro atteggiamenti'. Una stoccata al suo partito di appartenenza, la Spd che ha escluso un ritorno alla Grosse Koalition. 

Merkel: "Meglio al voto che governo di minoranza"

Di opinione diversa la stessa cancelliera che in una successiva intervista televisiva ha sostenuto di preferire il ritorno alle urne e di essere pronta a guidare il suo partito in una nuova sfida elettorale. "Sono molto scettica" su un governo di minoranza, ha affermato, sostenendo che "nuove elezioni sarebbero un cammino migliore". In un'altra intervista la Merkel ha sottolineato che la Germania ha necessita' di un governo stabile "che non ha bisogno di cercare una maggioranza per ogni decisione".

Posizioni inconciliabili

"Non vogliamo piantare in asso i nostri elettori - ha invece affermato Lindner, motivando la scelta di abbandonare i negoziati - si è evidenziato che gli interlocutori non hanno un progetto comune per la modernizzazione del Paese e non hanno una fiducia comune con la quale si possono immaginare i presupposti per un governo stabile". Quello che stava venendo fuori dalle trattative, ha spiegato il leader liberale, era "un foglio pieno di contraddizioni, domande aperte, e conflitti sugli obiettivi”. Pertanto, ha concluso Lindner, "non rimproveriamo a nessuno di voler rispettare i suoi principi, ma lo facciamo anche noi". Eppure, la sua retromarcia, a detta dei leader Verdi, sarebbe giunta del tutto inattesa: "Avremmo potuto trovare un accordo, e credo addirittura che non ci sarebbe voluto ancora troppo tempo", hanno infatti commentato gli esponenti dei Verdi, Katrin Goering-Eckardt e Cem Oezdemir.

Data ultima modifica 20 novembre 2017 ore 17:04

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