Aung San Suu Kyi diserterà l'Assemblea Onu sulla crisi dei Rohingya

La politica Premio Nobel criticata per il mancato intervento (Getty Images)
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L'annuncio a poche ore dal Consiglio di sicurezza che discuterà a porte chiuse della situazione della minoranza musulmana in Birmania. Dallo scorso agosto sono circa 370mila i rifugiati in Bangladesh

Aung San Suu Kyi non presenzierà all'Assemblea delle Nazioni Unite prevista per la settimana prossima, in cui verrà affrontata la crisi della minoranza Rohingya in Birmania. A rivelarlo è stata la stessa consigliera di Stato tramite un portavoce.

Aung San Suu Kyi non ci sarà

L'annuncio della politica birmana, che è anche ministro degli Esteri del Paese, è arrivato mercoledì 13 settembre, a poche ore dalla riunione informale a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell'Onu che ha l'obiettivo di discutere della situazione della minoranza musulmana nel Paese in vista dell'incontro ufficiale, previsto, sempre al Palazzo di Vetro di New York, la settimana prossima (dal 19 al 25 settembre). Proprio durante quell'Assemblea, in cui si affronterà anche la crisi in corso in Birmania, Aung San Suu Kyi non sarà presente. "Nelle attuali circostanze, la consigliera di Stato ha questioni interne che necessitano la sua attenzione", ha dichiarato la portavoce Kyaw Zeya motivando l'assenza della leader birmana.

Oltre 370mila rifugiati Rohingya

Dallo scoppio delle violenze il 25 agosto scorso – scrive il quotidiano "Le Monde" – oltre 370mila persone appartenenti all'etnia Rohingya si sono rifugiate in Bangladesh. In fuga dalle operazioni dell'esercito, accusato di violenze nei confronti di questa minoranza. Secondo quanto riferiscono diversi media i militari non esiterebbero a sparare sui civili in fuga. L'Unicef parla di "un afflusso senza precedenti" verso il Bangladesh, sottolineando come "il 60 per cento dei rifugiati siano bambini".

Le critiche ad Aung San Suu Kyi

L'alto commissario Onu ai diritti dell'uomo, Zeid Ra’ad Al-Hussein, ha parlato senza mezzi termini del caso dei Rohingya come di "un esempio classico di pulizia etnica". Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace nel 1991, mantiene però il riserbo sulla questione. La settimana scorsa, al telefono con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan – ricorda ancora "Le Monde" – aveva parlato di "un iceberg di disinformazione" rispetto alla crisi. Ma i suoi silenzi le hanno attirato diverse critiche, oltre all'appello a intervenire da parte di altri due Premi Nobel: il Dalai Lama e Malala Yousafzai, l'attivista pakistana di recente ammessa all'Università di Oxford.

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