Venezuela, stroncata la rivolta dei militari: due morti

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Membri del cosiddetto Fronte Paramacay, nello Stato di Carabobo, hanno tentato di ribellarsi. "Non è un golpe, siamo contro la tirannia" hanno detto i soldati prima di essere arrestati

"Una settimana fa abbiamo vinto con i voti, oggi con i proiettili contro il terrrorismo". Così il controverso presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha rivendicato la soppressione nel sangue (almeno un morto tra i soldati) della rivolta di un'unità militare a Valencia, il Battaglione Paracamay, che aveva annunciato la sollevazione contro il regime di Caracas. Il primo riferimento è ai "voti" dell'elezione di domenica scorsa per l'Assemblea Costituente, viziata da brogli sull'affluenza, pompata ad oltre il 40% dai fedelissimi di Maduro.

E si conta una seconda vittima: Ramon Rivas, dirigente della formazione d'opposizione Avanzada Progresista (AP) è morto in serta ucciso da un colpo d'arma da fuoco sempre a Valencia, in una manifestazione proprio a sostegno dei militari ribellatisi a Maduro. 

Stroncata rivolta dei militari

Mille tesi si sono rincorse durante la giornata su quanto accaduto alla base del Fuerte Paramacay, nello stato di Carabobo. Di certo c'è che uno dei ribelli è morto. I feriti sono sette, uno dei quali in grave condizioni. In un paese dove la tensione è alle stelle dopo l'insediamento dell'Assemblea Costituente 'chavista', oggi l'attenzione si è spostata appunto al 'Fuerte Paramacay', preso d'attacco all'alba da una ventina di uomini: tutti subito definiti "terroristi" da Diosdado Cabello, numero due del 'chavismo' e l'uomo più potente del paese sul fronte militare.

Il tweet di Cabello in cui si annuncia l’arresto di diversi terroristi

Non è un golpe

La dinamica e le caratteristiche dell'azione non sono chiare, anche perché il militare alla guida dell'attacco non è certo uno sconosciuto: nell'aprile del 2014, il capitano Juan Caguaripano aveva già fatto un tentativo quasi del tutto simile a quello odierno. "Ci dichiariamo in legittima ribellione", ha affermato Caguaripano in un video riferendosi alla "tirannia di Maduro" ed escludendo di volere "un golpe": "la nostra, ha aggiunto, è un'azione civica e militare". Parola piu' parola meno, quanto aveva detto nel 2014.

Un morto e feriti

Di certo c'è che a Carabobo qualcosa è successo. Oltre alla vittima, e ai feriti, i "terroristi" arrestati sono otto. E dalla base militare si sono sentite esplosioni, mentre durante tutta la giornata i militari hanno tenuto sotto controllo l'aerea. A Caracas c'è chi crede che l'azione di Paramacay sia un nuovo segnale di forti tensioni all'interno delle forze armate. Ovvero una cospirazione militare anti-Maduro.

Ipotesi messa in scena

Ma non si esclude neppure una messa in scena 'chavista'. "Tutto è stato molto strano, a partire dalla figura di Caguaripano. Forse l'hanno lasciato fare, in modo da poter poi sferrare una persecuzione all'interno delle forze armate", afferma Rocio San Miguel, della ong Control Ciudano.

Riuniti presso l'università cattolica Andres Bello di Caracas, un gruppo di dirigenti oppositori ha seguito attentamente le notizie provenienti da Carabobo. Al centro dell'incontro c'è stata Luisa Ortega Diaz, che in un breve intervento ha confermato di non riconoscere il 'licenziamento' fatto dal governo quale procuratrice generale del paese. La pm in altre parole non intende mollare. 

Leader opposizione Lopez torna ai domiciliari

Il tentativo di rivolta arriva nel giorno in cui il leader dell’opposizione, Leopoldo Lopez torna agli arresti domiciliari, dopo che una settimana fa era stato portato in prigione. Ad annunciare la notizia è la moglie del politico che, su Twitter, ribadisce anche che lei e Lopez si batteranno per "la pace e la libertà in Venezuela". 

Vaticano: in Venezuela "diaspora senza precedenti"

"Quello che sta succedendo in Venezuela è una diaspora senza precedenti", è l'allarme lanciato dalla Rete che si occupa delle migrazioni sotto l'egida del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). Nel Paese di Maduro la situazione è "invivibile" a causa di fame, disordini, insicurezze sociali ma anche violenze "da parte di gruppi armati", perlopiù "paramilitari appoggiati dallo Stato venezuelano", afferma padre Francesco Bortignon, scalabriniano, parroco a Cucuta, nel Nord della Colombia, al confine con il Venezuela. Sono in tanti, infatti, i cittadini venezuelani in fuga verso Colombia, Ecuador, Cile e Perù.

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