Venezuela: chi è Leopoldo López, il leader dell'opposizione in cella

Il leader dell'opposizione venezuelana, Leopoldo Lopez (foto: Getty Images)
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Uno dei più acerrimi oppositori del presidente Maduro è tornato in carcere dopo che l'8 luglio scorso gli erano stati concessi i domiciliari. È fondatore del partito "Voluntad Popular" e uno dei più carismatici rappresentanti del fronte "Mesa de Unidad Popular"

Fondatore del partito Voluntad Popular, Leopoldo López ha 46 anni ed è uno dei leader, forse il più noto, dell’opposizione al presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. Il primo agosto López è tornato in carcere dopo che lo scorso 8 luglio gli erano stati concessi gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Nel settembre del 2015 il politico fu giudicato colpevole di incitamento alla violenza e condannato a 13 anni e 9 mesi di detenzione. Per i gruppi di opposizione venezuelani le accuse contro López sarebbero state sempre prefabbricate dal governo di Maduro per togliere indebolire i suoi contestatori.

Educazione e impegno politico

Leopoldo López è nato a Caracas il 29 aprile del 1971 ed è cresciuto in una famiglia benestante. Ha studiato negli Stati Uniti ad Harvard dove ha conseguito un master alla John F. Kennedy School of Government nel 1996. Di professione economista e formatosi come avversario del defunto presidente Hugo Chavez (1999-2013), la sua carriera politica prende forma con la carica di sindaco di Chacao, un distretto della capitale venezuelana. Eletto per due mandati consecutivi, López mantiene il seggio di primo cittadino dal 2000 al 2008: al termine del secondo quadriennio, corre per la più alta carica amministrativa del distretto metropolitano di Caracas, ma viene dichiarato incandidabile a cause di accuse per corruzione e uso improprio di fondi pubblici. I suoi sostenitori dichiararono che le imputazioni avevano ragioni politiche adducendo come argomentazione che non era stato né processato né condannato per quelle accuse. Successivamente, nel 2009, Lopez fondò il partito "Voluntad Popular", dopo aver lasciato "Primero Justicia", guidato da Henrique Capriles (un altro dei leader della fronda anti-Maduro) e di cui era stato co-fondatore nel 2000. Nel dicembre del 2015 López ottenne la maggioranza assoluta dei seggi alle elezioni parlamentari con la coalizione da lui guidata, ovvero la "Mesa de la Unidad Democratica" ("Mud", il fronte che contesta la politica e la legittimità di Nicolás Maduro).

Le accuse, la condanna e il carcere

Dopo le dichiarazioni di incandidabilità nel 2008, nel 2014 Lopez è stato accusato di nepotismo e appropriazione indebita. Durante il mese di febbraio dello stesso anno guidò le proteste dell’opposizione e il 18 dello stesso mese si consegno alle autorità in seguito all’accusa di incendio doloso e cospirazione. Questo episodio accrebbe notevolmente la sua popolarità, forgiando la sua immagine di dissidente perseguitato dal potere. Alla giudice che lo avrebbe condannato, Leopoldo López disse: "Se la sentenza è di condanna, avrà più paura lei a leggerla che io ad ascoltarla, perché lei sa che io sono innocente".  Nel settembre del 2015, poi, quando López era ormai uno dei leader più importanti del panorama politico nazionale, venne giudicato colpevole di istigazione alla violenza e condannato a 13 anni e 9 mesi di carcere: secondo i suoi avvocati, in questo periodo il politico è stato vittima di diversi episodi di tortura e maltrattamenti. L’8 luglio scorso il leader dell'opposizione lasciò la prigione di Ramo Verde, ottenendo gli arresti domiciliari, grazie anche a un'intensa campagna mediatica condotta dalla moglie, l'attivista Lilian Tintori. La scarcerazione, dopo quasi tre anni in cella, fu accolta come una vittoria: il governo allora aveva motivato il provvedimento parlando di atto umanitario dovuto alle condizioni di salute del detenuto. Il primo agosto il dietrofront: il servizio di intelligence venezuelano ha nuovamente incarcerato López e l'altro leader dell'opposizione Antonio Ledezma: una decisione che esaspera ulteriormente i toni di un confronto già pericolosamente violento.

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