Russia, fermati e poi rilasciati cinque attivisti italiani

Il presidente di Arcigay, Flavio Romani (LaPresse)
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Tra di loro c'è il presidente nazionale di Arcigay, Flavio Romani. Lo ha fatto sapere il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni

Il presidente nazionale di Arcigay Flavio Romani è stato fermato e successivamente rilasciato in Russia. A dirlo è il segretario di Sinistra Italia Nicola Fratoianni su Facebook, secondo cui sarebbero stati fermati anche altri quattro attivisti italiani di Antigone e A Buon Diritto. "Si trovavano lì – ha scritto Fratoianni - per monitorare le condizioni di detenzione nelle carceri russe”.

I cinque attivisti italiani sottoposti a fermo amministrativo in Russia sono stati trattenuti dalla polizia per aver "violato le leggi di ingresso nel paese, ed in particolare per aver omesso l'obiettivo della loro presenza nel paese rispetto all'attivita' realmente svolta". E' quanto spiega il capo dell'Ong russa "Committee Against Torture", Igor Kalyapin, in una dichiarazione ai media locali.

La dinamica dell'episodio

L'episodio - precisa dall'Italia l'associazione Antigone -  è avvenuto oggi, intorno alle 15.00: sono stati fermati "tre attivisti di Antigone, il presidente nazionale di Arcigay e la direttrice di 'A Buon Diritto'", si legge in una nota di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, e di Luigi Manconi, presidente di 'A Buon Diritto'.
"I cinque si trovavano a Ninzhny Novogorod", nella Regione del Volga, "presso la sede della ong russa "Committee Against Torture" per un incontro organizzato dall'associazione russa Man and Law, partner di Antigone in un progetto di scambio con la società civile russa.

Il rilascio 

"Abbiamo i passaporti in mano, stiamo raccogliendo le nostre cose e possiamo andare via: tutto concluso". Lo ha detto all'ANSA, raggiunta al telefono, Valentina Calderone, una degli attivisti italiani fermati in Russia. "Sono stati tutti molto gentili - racconta - nessuno ci ha torto un capello: ci hanno spiegato che il visto che avevamo, un visto turistico, non era quello corretto rispetto all'attività. Ci è stata comminata una multa di 2mila rubli a testa (circa 20 euro)".

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