Vaticano al lavoro su scomunica per corrotti e mafiosi

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Già tre anni fa Papa Francesco durante la sua visita in Calabria aveva annunciato che i membri della criminalità organizzata erano fuori dalla Chiesa. Ora però si starebbe lavorando su un documento ufficiale 

Papa Francesco lo aveva annunciato in occasione della sua visita del 2014 in Calabria: i mafiosi sono fuori dalla Chiesa. Ma un decreto ufficiale ancora non c'era stato. Oggi una nota vaticana rivela che è in preparazione. Si "approfondirà" la possibilità di scomunicare "per corruzione e associazione mafiosa", dichiara infatti il Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano integrale sulle conclusioni del primo "Dibattito Internazionale sulla Corruzione". 

Incontro in Vaticano con Cantone, il capo della Dia e Pignatone 

Il gruppo di lavoro che ha dato vita al Seminario sulla corruzione Oltretevere nei giorni scorsi ha provveduto "all'elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative. Tra queste, si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa".  All'incontro di giovedì in Vaticano hanno partecipato anche quattro importanti magistrati italiani: il presidente dell'anticorruzione Cantone, il capo della Dia Roberti, il procuratore capo di Roma Pignatone e il suo aggiunto Prestipino.

Papa Francesco: "I mafiosi sono scomunicati"

Il 21 giugno 2014, a Cassano Jonio, sulla Piana di Sibari, Francesco aveva esplicitato la scomunica dicendo: "Quando non si adora Dio si diventa adoratori del male. La 'ndrangheta è adorazione del male. E il male va combattuto, bisogna dirgli di no. La Chiesa deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. I mafiosi sono scomunicati, non sono in comunione con Dio". "Quando all'adorazione del Signore si sostituisce l'adorazione del denaro - aveva spiegato il Papa - si apre la strada al peccato, all'interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore - infatti - si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza, la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La 'ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell'educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo chiedono i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare".

Nel 1993 Giovanni Paolo ai mafiosi: "Convertitevi"

Qualche settimana prima del viaggio in Calabria, partecipando alla veglia per le vittime innocenti della mafia organizzata alla parrocchia romana di San Gregorio VII dall'associazione Libera di don Luigi Ciotti, Papa Francesco aveva chiesto "in ginocchio" ai mafiosi di convertirsi "per non finire all'inferno". Parole che evocarono l'anatema di San Giovanni Paolo II nella Valle dei templi nel 1993: "Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio". Rivolgendosi poi direttamente ai mafiosi l'allora Pontefice disse: "Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è via, verità e vita lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!". 

 

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