Francia, il forte rincaro del burro spaventa i produttori di croissant

La brioche è uno dei simboli della pasticceria francese (Getty Images)
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L'abbandono dell'olio di palma da parte di molte aziende è fra i maggiori responsabili di un boom di domanda per il burro, il cui prezzo è pressoché raddoppiato negli ultimi 12 mesi

Fino a un quarto degli ingredienti delle popolari brioche francesi è composto di burro: in seguito al forte aumento di prezzo di questa componente fondamentale per le ricette, i pasticceri transalpini non hanno esitato a lanciare l'allarme. Infatti, il costo del burro nell'ultimo anno è quasi raddoppiato (+ 92%): a denunciarlo è stato Fabien Castanier, il segretario generale della Federazione dei produttori di dolci e biscotti francesi. Ma gli effetti di questo aggravio dei prezzi hanno una portata continentale.

Pressione economica

Il forte rincaro dell'ingrediente che conferisce ai croissant francesi il loro distintivo sapore sta mettendo una "pressione economica insostenibile" sul settore, ha detto Castanier, intervistato dal Guardian, "sulla base di prezzi attuali, il rincaro extra annuale si aggira intorno ai 68 milioni di euro per i produttori di dolci e biscotti". La conseguenza temuta è che il prezzo di questa crisi si ripercuota anche sui consumatori, che dovranno pagare "notevolmente di più per croissant, torte e brioche", fatto che, secondo Castanier, avverrà "molto presto". Secondo il segretario della Federazione dei pasticceri francesi, inoltre, la situazione non potrà che "peggiorare nelle prossime settimane, con il forte rischio che il burro si esaurisca" e si generino possibili tensioni sui mercati.

Le cause del rincaro

A cambiare l'equilibrio fra la domanda e l'offerta di burro nell'ultimo anno è stata soprattutto la campagna avversa all'olio di palma, rimosso dalle ricette di numerosi biscotti di origine commerciale. Un'alternativa all'olio di palma è, appunto, il burro. A dare conto di questo fenomeno era stata, fra gli altri, anche l'italiana Coldiretti la quale scriveva, lo scorso 31 maggio, che "le importazioni di olio di palma per uso alimentare sono diminuite in Italia del 41% nei primi due mesi del 2017, con sei italiani su dieci che evitano di acquistare prodotti alimentari che contengono olio di palma". Questo fattore, unito al recente obbligo di indicare l'origine del latte in etichetta, ha contributo in Italia a un aumento di prezzo del burro: circa il 90% in più su base annua. In ogni caso, il fenomeno della "corsa al burro", secondo quanto riportava la Coldiretti, sarebbe di scala globale, con una crescita tendenziale della domanda nel primo trimestre pari al 7% negli Stati Uniti, al 5% in Argentina e al 4% in Asia. Nonostante questo, riporta il Guardian, i produttori francesi di latte non festeggiano: i costi di produzione restano infatti schiacciati dall'offerta aggiuntiva di 320mila tonnellate di liquido in polvere.

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