In Cina arriva la politica del "cane unico"

Un cane a spasso per le vie di Pechino (Getty Images)
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Dopo aver revocato quella sul figlio, arriva un disciplinare dedicato agli animali domestici: a Qingdao le persone che hanno in casa più di un amico a quattro zampe dovranno dare quelli in eccesso obbligatoriamente in adozione  

La Cina verso la politica del "cane unico"? Con la crescita del tenore di vita della classe media, aumentano anche le persone che scelgono di introdurre nella propria vita un cane. Troppe, secondo le autorità di Quingdao, la celebre città marittima famosa anche per la birra. Al punto da spingere l'amministrazione a limitare il numero di cani che ogni abitante può avere a un singolo esemplare. Se una persona ne ha di più, dovrà darli in adozione. Inoltre, sono state bandite anche alcune razze. Lo riporta il "Guardian".

Il provvedimento della città di Quingdao

Nella cittadina sulla costa il problema dei cani è diventato un fattore di litigio tra i residenti. Infatti, come riporta il "Guardian", sarebbero molteplici le lamentele dei residenti: "Sempre più persone scelgono di crescere di cani, il che ha portato a creare disturbo tra gli abitanti e conflitti tra loro". Questo non dipende solo dal numero, ma anche da alcune razze. Per questo l'amministrazione locale ha messo al bando 40 specie di cani considerati feroci come il mastino tibetano, l'akita e il pastore tedesco. Chi ha più di un cane dovrà darlo in adozione a un'agenzia. Inoltre, il provvedimento istituisce misure restrittive e multe anche per chi macella i cani (il cane viene infatti consumato come cibo in alcune aree del Sud della Cina), li abbandona o li maltratta. La cifra iniziale per le contravvenzioni è di 2000 yuan (circa 294 euro). Per i recidivi c'è anche la confisca del cane. Infine, è prevista la registrazione presso le autorità di tutti i cani presenti in città.

Le proteste dei proprietari

La decisione non è stata digerita bene da alcuni abitanti di Quingdao. Alcuni commenti hanno messo in luce la similitudine tra la politica del figlio unico e questa decisione. Tra i commenti postati sul social network cinese Weibo, si legge (sempre stando al "Guardian"): "In passato abbiamo applicato la politica del figlio unico, ora abbiamo quella del cane unico, non sappiamo quante vite innocenti dovremo uccidere di nuovo". Umore ribadito da un commento simile, che dice: "Se ho un cane di una delle razze bandite, dovrò ucciderlo? Secondo queste regole non ho altra scelta".

Il fenomeno degli animali domestici in Cina

Il possesso di cani e gatti in Cina è un fenomeno in crescita che va di pari passo con il miglioramento del tenore di vita della classe media. Per alcuni è un vero e proprio status symbol, con tanto di trend variabili sulle razze. Ad esempio, secondo il "New York Times", nel 2013 quella più gettonata era il mastino tibetano, una delle specie oggi messe al bando a Qingdao. La maggioranza delle persone che ha scelto di adottare un cane ha meno di 45 anni. Nel 2015 gli animali domestici registrati nel Paese erano 100 milioni per il 62% cani e il 19% gatti. L'incremento del fenomeno ha spinto numerose città a regolamentarsi sul tema. A Chengdu, ad sempio, la politica del cane unico è stata applicata nel 2009. A Changzhou le proteste dei residenti hanno impedito l'affermarsi della decisione. La misura più restrittiva sembra quella imposta nella città di Jinan, dove le autorità hanno annunciato una misura molto restrittiva già nel 2015 per coloro che non sono in grado di controllare i propri animali.

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