Francia, ecco il governo di Macron. Repubblicani espulsi dal partito

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Il neo presidente ha varato il suo esecutivo, che sarà guidato dal premier Edouard Philippe. Intanto, i ministri appartenenti alla destra gollista sono stati allontanati dal partito

Dopo l’elezione di Emmanuel Macron alla presidenza dell’Eliseo, la Francia ha ora anche un nuovo governo che sarà guidato dal premier Edouard Philippe. In totale l’esecutivo è composto da 22 membri, di cui 18 ministri e quattro sottosegretari, egualmente distribuiti tra uomini e donne (11 e 11). Trasversale la provenienza politica, con componenti di destra, sinistra, centro e società civile. Lo stesso premier Philippe militava nel Partito repubblicano prima di accettare la proposta del presidente Macron. Così come due dei ministri, che poco dopo l'annuncio della squadra di governo sono stati espulsi dal proprio partito.  

Interni ed Esteri ai socialisti, Economia e Finanza alla destra

Ma il governo formato da Macron è trasversale, per quanto riguarda la provenienza politica. I socialisti si sono infatti aggiudicati due dicasteri prestigiosi: Gérrard Collomb e Jean-Yves Le Drian guideranno rispettivamente il ministero degli Interni e quello degli Esteri. Collomb ha 70 anni ed è il sindaco di Lione: pur appartenendo al Partito socialista francese ha sostenuto Macron durante tutta la sua campagna elettorale. Le Drian, 69 anni, si è fatto apprezzare come ministro della Difesa nell’ultimo governo di Francois Hollande ed è l’unico a rimanere nell’esecutivo dopo il cambio all’Eliseo. Probabilmente anche in un'ottica di bilanciamento complessivo sono stati scelti due uomini di destra per altre due poltrone chiave come il ministero dell’Economia e quello delle Finanze, che saranno guidati rispettivamente da Bruno Le Maire, 48 anni, già ministro ai tempi di Sarkozy e dal 34enne Gérald Darmanin.

L'espulsione dal partito dei repubblicani al governo

Dopo l’annuncio ufficiale della nuova squadra di governo, i membri repubblicani dell’esecutivo varato da Macron sono stati espulsi dal partito come si può leggere nel comunicato del segretato generale dei Republicains, Bernard Accoyer. Nella nota, il nuovo esecutivo è stato definito un governo “provvisorio e di confusione”. “Il Paese – si legge – ha più che mai necessità di coerenza e chiarezza”. Il comunicato si conclude con un invito del segretario a mobilitarsi in maniera massiccia i prossimi 11 e 18 giugno in vista delle elezioni legislative.

I segnali di rinnovamento

A Francois Bayrou, leader centrista di MoDem, partito che ha sostenuto la campagna di Macron, è andato il ministero della Giustizia; a Marielle de Sarnez quello agli Affari europei, Agnès Buzyn alla Sanità, Richard Ferrand ministro per la Coesione dei territori, Laura Flessel allo Sport, Muriel Pénicaud, ex manager della Danone, al Lavoro, Jean-Michel Blanquer all’Istruzione, Jacques Mézard ministro di Agricoltura e Alimentazione, Francoise Nyssen alla Cultura, Frédérique Vidal per la Ricerca e Innovazione e Elisabeth Borne ai Trasporti. Delle 11 donne presenti nel governo, il dicastero più prestigioso, quello della Difesa, è andato a Sylvie Goulard, 52 anni, eurodeputata tra le persone più vicine al movimento “En Marche!”. Segnale importante dalla nomina del ministero dell’Ambiente per il quale è stato scelto il popolare attivista 62enne, Nicolas Hulot. A giugno in Francia si eleggerà la nuova Assemblea Nazionale, la camera che dà la fiducia al governo e che è composta da 577 deputati. Dopo i risultati delle legislative, non sono esclusi cambiamenti nel governo appena nominato.

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