Libertà di stampa, Reporters sans Frontières: mai così a rischio

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La denuncia nel rapporto annuale di RSF: libertà d’informazione gravemente minacciata in 72 Paesi. L’organizzazione con sede in Francia punta l’indice contro Trump, Farage e Grillo. L'Italia guadagna 25 posizioni

Nell'era delle 'fake news' e della post-verità, la libertà di stampa nel mondo non è mai stata così minacciata: la denuncia è di Reporters sans Frontières (RSF), che nel suo rapporto annuale punta l'indice sulla retorica contro i giornalisti da parte di 'uomini forti' come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, ma anche sui movimenti anti-sistema come il britannico Ukip o il Movimento Cinque Stelle, che "discreditano i media come arma preferita". La situazione viene definita "difficile" o "molto grave" in 72 paesi. L'Italia, scivolata al 77esimo posto l'anno scorso, risale al 52/o, con un balzo di 25 posizioni, ma sono molte le ombre che gravano sulla libertà di stampa nel nostro Paese, a cominciare dai casi dei 6 giornalisti che vivono sotto scorta 24 ore su 24.

Libertà di stampa a rischio in 72 paesi 

La classifica stilata dall’organizzazione con sede a Parigi vede come maglia nera anche quest’anno la Corea del Nord, preceduta da Turkmenistan ed Eritrea. La situazione viene definita "difficile" o "molto grave" in 72 paesi, fra cui Cina, Russia, India, quasi tutto il Medio Oriente, l'Asia centrale e l'America centrale, oltre che in due terzi dell'Africa. Ventuno i paesi classificati come "neri": fra questi Burundi, Egitto e Bahrein. Male anche Messico e Turchia. In testa alla classifica, come di consueto, i paesi del Nord Europa, ma la Finlandia cede alla Norvegia il primo posto che deteneva da 6 anni, a causa di "pressioni politiche e conflitti d'interesse".

L’Italia guadagna 25 posizioni

Balzo in avanti dell'Italia, che guadagna 25 posizioni nella classifica mondiale passando dal 77/o al 52/o posto. Ma "sei giornalisti italiani sono ancora sotto scorta 24 ore su 24 dopo le minacce di morte da parte di mafia o gruppi fondamentalisti". "Il livello di violenza contro i giornalisti (intimidazioni verbali e fisiche, provocazioni e minacce) è allarmante, soprattutto nel momento in cui politici come Beppe Grillo, del Movimento Cinque Stelle non esitano a fare pubblicamente i nomi dei giornalisti che a loro non piacciono". Il risultato, prosegue il rapporto di RSF, è che "anche i giornalisti si sentono sotto pressione da parte dei politici e sempre più spesso scelgono di autocensurarsi”. Tra l’altro, “un nuovo testo di legge fa pesare su chi diffama politici, magistrati o funzionari, pene che vanno da 6 a 9 anni di carcere".
Dopo la pubblicazione del rapporto è interventuo dal suo blog Beppe Grillo, definendo il "sistema marcio" e chiedendosi ironicamente: "Quindi il problema sarei io?".

Effetto-Trump 

La libertà di stampa è retrocessa anche negli stati democratici, dove dovrebbe essere uno dei pilastri della convivenza. Negli Stati Uniti (scesi di due posti, dal 41esimo al 43esimo),  "Trump ha scatenato una caccia alle streghe". L'atteggiamento del nuovo presidente è considerato da RSF molto pericoloso: accusando la stampa di pubblicare notizie false, "non solo compromette una lunga tradizione statunitense di lotta a favore della libertà di espressione", ma contribuisce a "disinibire gli attacchi contro la stampa nel mondo". Secondo l'organizzazione, i gruppi e le persone anti-sistema, come lo stesso Trump, utilizzano il discredito verso la stampa come loro "arma preferita". E non c'è solo Trump: il rapporto segnala che, durante la campagna elettorale per la Brexit, l'allora leader del movimento xenofobo Ukip, Nigel Farage, ha fatto dell'attacco ai media il pilastro fondamentale della sua campagna. E anche in Italia, il leader del Movimento Cinque Stelle, Beppe Grillo, sostiene che preferisce parlare attraverso il suo blog più che rispondere a domande "fastidiose" della "casta" giornalistica, ed è arrivato a chiedere "un giuria popolare per accertare la veridicità delle informazioni pubblicate dai giornalisti".

 

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