Duisburg, sì al processo per la strage alla Loveparade del 2010

Il memoriale dedicato alle vittime della tragedia (Getty Images)
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La decisione della Corte d'appello locale sconfessa quanto deciso dal tribunale in prima istanza. Dieci i rinviati a giudizio, le vittime furono 21

La Corte d'appello di Duisburg, in Germania, ha deciso: il processo per la tragedia della Loveparade di Duisburg del 2010 deve essere celebrato. Dieci persone sono state rinviate a giudizio per i fatti che causarono la morte di 21 persone (fra cui un'italiana) e il ferimento di altre 600, nonostante una prima decisione di segno opposto da parte del tribunale locale.

I fatti

Il 24 luglio del 2010, nel corso della 19esima edizione della Loveparade (un festival gratuito di musica techno e dance), 21 persone persero la vita nel tunnel che fungeva da via d'accesso e d'uscita all'area della manifestazione. Fra loro anche un'italiana, Giulia Minola, 21 anni, bresciana. L'area scelta per l'esibizione (230mila metri quadri) poteva accogliere al massimo 400mila persone circa, ma sulla zona finirono per confluire oltre un milione di persone. Il sito, un ex scalo merci, era inoltre completamente recintato e con un unico punto di ingresso e deflusso dei partecipanti. Tutte le altre edizioni della Loveparade - che venne poi cancellata per sempre dopo la tragedia - si erano svolte in aree aperte. Nemmeno il grande spiegamento di forze (oltre 1.200 poliziotti, fra gli altri) servì a impedire la calca che uccise le 21 vittime e causò il ferimento di 600 persone.

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